Mar 10, 2019
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Etiopia. L’archeologo, il medico, il contabile, l’infermiera: ecco chi sono le vittime italiane dell’incidente aereo

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Ypsilon Black

Sono otto gli italiani che hanno perso la vita nell’incidente aereo avvenuto questa mattina poco dopo il decollo, a 62 km a sud di Addis Abeba in cui è precipitato un Boeing 737 della Ethiopian Airlines. Finora sono state rese note le gerealità di cinque di loro. Ecco chi sono.

Sebastiano Tusa – Archeologo e assessore ai Beni culturali della Sicilia, era diretto a Malindi per una conferenza internazionale promossa dall’Unesco con la partecipazione di archeologi provenienti da tutto il mondo. Tusa, che era già andato in Kenya lo scorso Natale insieme con la moglie, Valeria Patrizia Livigni, era stato chiamato per la sua grande competenza nel settore dell’archeologia marina. Nato a Palermo il 2 agosto 1952, Tusa è stato il primo ‘Soprintendente del Mare’ in Sicilia e dall’11 aprile scorso era assessore ai Beni Culturali della Regione. Tusa era anche professore di Paletnologia all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Figlio d’arte (il padre Vincenzo è stato un archeologo di fama mondiale) l’assessore siciliano ha organizzato missioni archeologiche in Italia, Pakistan, Iran e Iraq. Nel 2005 ha guidato gli scavi di Mozia.

Paolo Dieci – Residente a Roma, presidente della ong Cisp e rete LinK 2007, un’associazione di coordinamento consortile che raggruppa importanti Organizzazioni Non Governative italiane, in particolare 14 ong: Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Gvc, Icu, Intersos, Lvia, Medici con l’Africa Cuamm, Ccm, Elis, World Friendss, Ciai e Amref. Lo si apprende da fonti del Terzo settore.

I volontari della ong di BergamoCarlo Spini, 75 anni, originario di Sansepolcro (Arezzo) e residente a Pistoia, era il presidente della ong bergamasca Africa Tremila. Con lui viaggiavano sua moglie, infermiera, Gabriella Vigiani e il tesoriere della onlus Matteo Ravasio. I tre erano partiti ieri sera da Roma e avevano raggiunto Addis Abeba per prendere il collegamento con Nairobi. La loro meta era un ospedale che la onlus sta realizzando in Sud Sudan, dove avrebbero dovuto consegnare le attrezzature mediche, in viaggio su alcuni camion. L’organizzazione “opera dal 1995, con il forte sostegno di Confartigianato, e in questi anni – si legge in una nota del sindaco di Bergamo Giorgio Gori – ha sviluppato tantissimi progetti in campo sanitario, scolastico e alimentare, in Africa, Asia e Sud America”.

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Il fatto quotidiano

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