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Gen 12, 2019
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La dieta in bianco è davvero utile per guarire quando non si sta bene?

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Influenza, mal di testa, mal di stomaco, diarrea: tutte situazioni che, secondo l’opinione diffusa di nonne & C, vanno sanate con una bella dieta in bianco. Gli alimenti favoriti in questi frangenti sono i candidi riso o pasta, conditi con un po’ di burro, formaggio e purea (fonte di latte e burro). Nessuno dubita che in presenza di un malessere sia opportuno evitare di appesantire lo stomaco e il fegato con lasagne e insaccati, o comunque con cibi ricchi di intingoli. Ma tanto meno ci sono prove scientifiche a favore del bianco a tavola.

Di questo colore sono per esempio i latticini, il cui tenore di grassi saturi non favorisce certo la digestione. Bianco è pure il petto di pollo alla piastra, la cui digeribilità non dipende solo dalla qualità della carne ma anche dalla cottura ben fatta: le righe nere sul cibo cotto con griglia o piastra non sono decorazioni, ma segni di bruciatura e quindi di scarsa digeribilità – oltre che della presenza di ammine eterocicliche, composti potenzialmente cancerogeni.

D’accordo, il riso, le patate e la pasta (sempre che non sia scotta) sono ben digeribili, ma ha senso mangiarli da soli, conditi con burro o (già sarebbe meglio) un filo di olio extravergine? Si crea uno squilibrio di nutrienti che in fin dei conti non è augurabile: infatti predominano i carboidrati a scapito delle proteine, facilitando l’innalzamento dell’indice glicemico. Vero è che il riso bianco lessato è il rimedio per eccellenza contro la diarrea e l’acidità gastrica, ma ciò non basta per farne il protagonista assoluto dei pasti.

Insomma, diciamo che più di una dieta in bianco (concetto decisamente obsoleto) è meglio parlare di una dieta leggera, che comprenda alimenti digeribili. Ma il concetto di digeribilità è assediato da falsi miti alimentari. A farne le spese sono per prime le uova, ritenute “pesanti”. Secondo le nutrizioniste Elisa Cardinali e Laura Gogioso invece “tutto dipende dal metodo di cottura, che deve essere molto leggero: le uova alla coque o in camicia sono da preferire a quelle sode, fritte e in frittata”.

Anche i crauti, appartenenti alla benefica schiera delle verdure fermentate, vengono facilmente accantonati (altro errore). Utile invece il consumo di 2-3 cucchiai a inizio pasto per introdurre enzimi, acido lattico e fermenti. Gli ortaggi fermentati sono un vero e proprio toccasana per lo stomaco e sono in grado di rafforzare le difese immunitarie. Semmai, mettiamo da parte i wurstel che di solito li accompagnano. E poi carote, finocchi, spinaci, zucca, zucchine: è lunga la lista delle verdure cotte (a vapore o al forno, non fritte!) che possono integrare la dieta light e colorata insieme alla digeribilissima frutta (soprattutto mele e ananas), ideale per gli spuntini.

Quanto ai cereali va benissimo anche il riso, ma integrale ed eventualmente trasformato in crema con una lunga cottura, se bisogna stare attenti alle fibre. Può essere alternato ad altri carboidrati come l’avena e il saraceno (a indice glicemico medio-basso) o le patate al forno o al vapore, che tamponano l’acidità di stomaco, ma solo per pochi giorni:  le patate sono un cibo che fa ingrassare e parecchio!

In conclusione, stare “leggeri” non vuol dire punirsi, ma mangiare invece un po’ di tutto, moderando le porzioni e preferendo preparazioni poco elaborate, condite con parsimonia. Si possono bere tisane e , ma meglio evitare caffè e alcol, che sono irritanti per lo stomaco (come il fumo). Insomma, meno bianco e più varietà.

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La dieta in bianco è davvero utile per guarire quando non si sta bene?
Il Fatto Quotidiano

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