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Gen 11, 2019
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Il sovrappeso nella mezza età fa rimpicciolire il cervello

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Tutti vogliamo essere magri e in forma. Ed è giusto che sia così. Perché il sovrappeso può portare moltissimi problemi di salute. Uno studio dell’Università del Texas nel 2012 aveva segnalato l’importanza della mezza età come periodo cruciale in cui si può rallentare l’invecchiamento grazie a un’azione di compressione delle malattie. Di recente alcuni ricercatori americani hanno individuato nelle persone di mezza età una relazione strettissima fra aumento di peso e calo del volume cerebrale. In pratica, con l’aumento del peso, diminuisce la materia grigia.

Lo studio inglese è stato condotto su quasi 10mila cinquantenni di ambo i sessi ed è poi stato pubblicato su Neurology. Esso indica che si verifica una perdita di materia grigia compresa fra 5 e 12 cm cubi a seconda del tipo di grasso accumulato. Non solo: questa perdita di materia grigia aumenta in chi ha un alto WHR. Il WHR è il “waist hip ratio” ciè il rapporto tra la circonferenza della vita e quella dei fianchi. Ma vediamo come è stato condotto lo studio. Continua a leggere dopo la foto


Per valutare la distribuzione del grasso, gli studiosi hanno usato i due indici che normalmente si usano nella valutazione del rischio di malattie come infarto o diabete. Essi si ottengono rispettivamente dividendo il peso in kg per il quadrato dell’altezza in centimetri (BMI), oppure dividendo il girovita rilevato col metro da sarta appena sotto l’ombelico con la larghezza dei fianchi all’altezza delle natiche (WHR). Una volta fatti i calcoli, è stato studiato il cervello dei partecipanti
tramite risonanza magnetica. Cosa è emerso. La materia grigia dei più grassi si era ridotta, sia nei maschi che nelle donne. Ma questa non è una grossa novità perché si sapeva che le variazioni della circolazioni causate dal sovrappeso hanno ripercussioni sul cervello. Continua a leggere dopo la foto


Solo che in questo caso, per la prima volta, si è vista una corrispondenza con specifiche aree cerebrali che sono proprio quelle correlate alle funzioni cognitive di apprendimento e memoria. Ciò che ha sorpreso i ricercatori è lo scoprire come gli indici di distribuzione del peso corporeo possano diventare indici del rischio di demenza. Non solo. Fornendo anche informazioni sul tipo di demenza e sul grado di atrofia cerebrale. C’è ancora da capire una cosa: è il sovrappeso che induce l’atrofia cerebrale o è quest’ultima che spinge a stili di vita che portano all’obesità? Continua a leggere dopo la foto

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Altro parametro importante da considerare è la resistenza insulinica che caratterizza sia l’obesità, sia uno stile di vita con ridotta attività fisica e che, tramite il rilascio di BDNF, si oppone alla riduzione della materia grigia cerebrale e mantiene costante il volume.

“I soggetti dello studio inglese presentano, se non un franco diabete, livelli limite di insulino-resistenza, con tutto quello che ciò comporta a livello cerebrale – ha spiegato al Corriere della Sera il professor Stefano Sensi del Centro d’Eccellenza per lo Studio dell’Invecchiamento e la Medicina Traslazionale CESI-MET dell’Università di Chieti -. L’insulino-resistenza cerebrale si sta sempre più dimostrando il trait d’union fra ridotta attività fisica e obesità e il declino cognitivo o la vera e propria neurodegenerazione da demenza”. Cosa fare? Iniziare con il condurre uno stile di vita sano, fare attività fisica moderata e prestare attenzione all’alimentazione.

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