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Dic 8, 2018
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Perché non sono gay? Perché questa colossale ingiustizia?

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Se fossi gay, sarei una persona squisita. Come gay avrei una gentilezza assoluta, radicale, prima di essere penetrato direi sempre: “Scusi le spalle”. Come eterosessuale sono gentile, ma non così gentile come vorrei. Se fossi gay, sarei cotto di Bob.
Bob è un amico di amici, un ingegnere, metà croato e metà francese, ha una voce calda, virile, maschia, un volto che mi ricorda Ugo Tognazzi al suo meglio, e ha un modo di fumare affascinante, è come se ogni sigaretta fosse una donna e lui le aspira, le brucia fino alla cenere, con amore. Me lo immagino con il bavero del cappotto alzato, una sigaretta in bocca, la pioggia e un viale di Parigi, come Albert Camus. Ostenta sicurezza, senza boria, ma si capisce che nasconde profondissime fragilità ed è questo il segreto del suo fascino. I suoi gesti sono netti, precisi, nitidi, ma c’è anche un alone di mistero, un accenno di poesia, quasi un suggerimento. Lo immagino sul letto, esausto dopo una notte d’amore, lo immagino che si accende la fam..

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Se fossi gay, sarei una persona squisita. Come gay avrei una gentilezza assoluta, radicale, prima di essere penetrato direi sempre: “Scusi le spalle”. Come eterosessuale sono gentile, ma non così gentile come vorrei. Se fossi gay, sarei cotto di Bob.

Bob è un amico di amici, un ingegnere, metà croato e metà francese, ha una voce calda, virile, maschia, un volto che mi ricorda Ugo Tognazzi al suo meglio, e ha un modo di fumare affascinante, è come se ogni sigaretta fosse una donna e lui le aspira, le brucia fino alla cenere, con amore. Me lo immagino con il bavero del cappotto alzato, una sigaretta in bocca, la pioggia e un viale di Parigi, come Albert Camus. Ostenta sicurezza, senza boria, ma si capisce che nasconde profondissime fragilità ed è questo il segreto del suo fascino. I suoi gesti sono netti, precisi, nitidi, ma c’è anche un alone di mistero, un accenno di poesia, quasi un suggerimento. Lo immagino sul letto, esausto dopo una notte d’amore, lo immagino che si accende la famosa sigaretta post coitum, ma senza tristezza, con la pacata consapevolezza di avere dato tutto sul campo di battaglia: il corpo delle donne. Immagino la cenere cadere sulle lenzuola disfatte. E vedo il volto della sua donna di quella notte, un volto sereno, appagato, che si adagia sul suo petto. Un venticello accarezza le tende di una finestra socchiusa. Fuori, lontano dal calore di quella stanza, la notte si fa divorare dalle stelle.

Perché non sono gay? Perché questa colossale ingiustizia? Che cosa hanno le donne più di Bob? Maledizione! Ma forse il mio rammarico è un altro: perché non sono una donna? Se fossi una donna avrei almeno una speranza di piacere a Bob! La pura casualità mi ha condannato alla condizione di maschio. Sia chiaro: una bella condanna. Io adoro le donne. Come ho scritto altrove: la donna è l’unico enigma penetrabile. Ma essere amati da un uomo come Bob, almeno una volta nella vita! A Bob darei del tu, gli direi “scusa le spalle”. Ah, che fregatura dovere sempre sostenere il ruolo del maschio, alfa o omega non importa, il maschio, con tutto questo maledetto testosterone che mi circola dentro, questo messaggero chimico che a ogni cellula del mio fallo sussurra: ergiti, indurisciti! Invece, a volte, un uomo vorrebbe anche abbandonarsi tra le braccia di un altro uomo e farsi cullare da una forza sconosciuta. Oh, ma vuoi vedere che sono gay in realtà? No, non è possibile, e adesso chi lo dice a mia mamma?

L'articolo Perché non sono gay? Perché questa colossale ingiustizia? proviene da Il Fatto Quotidiano.

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