Dic 5, 2018
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Maternità, le donne potranno lavorare fino al nono mese. Congedo di paternità obbligatorio allungato a 5 giorni

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Cambia con la manovra finanziaria, in discussione in queste ore a Montecitorio, il congedo per le neomamme lavoratrici. Chi vorrà (con via libera del medico) potrà rimanere al lavoro fino al nono mese, portandosi ‘in dote’ l’intero periodo di astensione di 5 mesi a dopo il parto. E’ quanto prevede un emendamento della Lega dedicato alle politiche delle famiglia approvato dalla commissione Bilancio della Camera. Il nuovo sistema viene proposto come ‘alternativa’ all’attuale, che impone invece l’obbligo di astensione (di uno o due mesi) prima della nascita del bambino. Ieri inoltre è stato anche approvato un emendamento che prevede l’aumento del congedo di paternità obbligatorio che passa da 4 a 5 giorni.
Aumenta inoltre da 1.000 a 1.500 euro l’anno il bonus per l’iscrizione agli asili nido pubblici o privati. La misura nata con la legge di bilancio 2017 viene estesa con l’incremento fino al 2021. Lo prevede sempre un emendamento della Lega dedicato alla famiglia approvato dalla Commiss..

Cambia con la manovra finanziaria, in discussione in queste ore a Montecitorio, il congedo per le neomamme lavoratrici. Chi vorrà (con via libera del medico) potrà rimanere al lavoro fino al nono mese, portandosi ‘in dote’ l’intero periodo di astensione di 5 mesi a dopo il parto. E’ quanto prevede un emendamento della Lega dedicato alle politiche delle famiglia approvato dalla commissione Bilancio della Camera. Il nuovo sistema viene proposto come ‘alternativa’ all’attuale, che impone invece l’obbligo di astensione (di uno o due mesi) prima della nascita del bambino. Ieri inoltre è stato anche approvato un emendamento che prevede l’aumento del congedo di paternità obbligatorio che passa da 4 a 5 giorni.

Aumenta inoltre da 1.000 a 1.500 euro l’anno il bonus per l’iscrizione agli asili nido pubblici o privati. La misura nata con la legge di bilancio 2017 viene estesa con l’incremento fino al 2021. Lo prevede sempre un emendamento della Lega dedicato alla famiglia approvato dalla Commissione bilancio della Camera. A partire dal 2022 sarà invece un Dpcm a determinare l’importo, comunque non inferiore a 1.000 euro su base annua.

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