Il presepe è sacro, ma dovrebbe richiamare all’unità. Nonostante le polemiche di ogni Natale

“Te piace ‘o presepio?”. Ogni anno, prossimi al Natale, torna di grande attualità la domanda che fa da leitmotiv alla celebre commedia di Eduardo De Filippo Natale in casa Cupiello. E ogni volta attorno a quella fredda e misera capanna di Betlemme si alimentano polemiche a non finire. È bene fare o non fare il presepe nelle scuole, negli ospedali o in altri luoghi pubblici? È un simbolo di fede, devozione, preghiera? O è un segno di laicità per i suoi richiami alle radici cristiane del mondo occidentale? È un simbolo antigovernativo perché rappresenta dei migranti in cerca di accoglienza? O è una rappresentazione artistica, più o meno di valore, come la Gioconda? O è un più semplice lavoretto scolastico da fare con materiali riciclati?

Tante domande spesso con altrettante risposte, piuttosto diverse se non perfino opposte, che alimentano polemiche attorno a un simbolo che vorrebbe, invece, nella sua genesi più autentica, richiamare all’unità. Eppure il presepe diventa, di anno in anno, più un segno di divisione che di armonia. C’è perfino chi gli ha messo come antagonista l’albero di Natale e chi, invece, ha risposto inventandosi il “presepalbero” unendo questi due segni. Recentemente c’è stato perfino un Papa, Benedetto XVI, che ha solennemente sfrattato dalla grotta di Betlemme il bue e l’asinello. Nella sua trilogia su Gesù di Nazareth, infatti, Ratzinger è stato chiarissimo: “Nel Vangelo non si parla di animali”. Aggiungendo, però, che “nessuna raffigurazione del presepe rinuncerà al bue e all’asino”.

Come vuole la tradizione, anche nel Natale 2018 il presepe è tornato puntualmente al centro della cronaca. Ad Acquaviva della Fonti è stato realizzato un presepe di denuncia del dramma dei migranti. Giuseppe e Maria sono immersi in un mare di plastica. Gesù Bambino ha, invece, la pelle nera ed è adagiato in un salvagente arancione, lo stesso utilizzato durante un salvataggio in mare. Molte polemiche hanno suscitato anche le dichiarazioni di don Luca Favarin, un prete padovano, che ha affermato: “Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni. Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri”.

Per il sacerdote, infatti, “oggi fare il presepio è ipocrita. Il presepe è l’immagine di un profugo che cerca riparo e lo trova in una stalla. Esibire le statuette, facendosi magari il segno della croce davanti a Gesù bambino, quando poi nella vita di tutti i giorni si fa esattamente il contrario, ecco tutto questo lo trovo riprovevole”. Nel Veneto le maestre hanno perfino tentato di eliminare la parola Gesù da una canzoncina natalizia ritrovandosi una petizione contraria sottoscritta da una bambina di dieci anni. Anche il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, si è detto favorevole ai presepi nelle scuole: “Fanno parte della nostra identità”.

“È vero – ha spiegato Papa Francesco – che il Natale, lo sappiamo tutti, tante volte si celebra non con tanta fede, si celebra anche mondanamente o paganamente”. Per la prima volta, quest’anno, in piazza San Pietro è esposto un presepe realizzato con la sabbia di Jesolo e donato a Bergoglio dal patriarcato di Venezia. Immancabile anche il grande albero di Natale offerto dalla diocesi di Concordia-Pordenone. C’è anche chi non rinuncia al tipico presepe della tradizione del Settecento napoletano realizzato dal maestro Marco Ferrigno, sulla scia dei preziosi insegnamenti del papà Giuseppe scomparso alcuni anni fa. Ai personaggi tipici si aggiungono ogni anno le star del momento: politici, calciatori, cantanti e attori; da Matteo Salvini a Cristiano Ronaldo.

Alla fine, però, proprio come diceva Eduardo De Filippo, bisogna ammettere che “il presepe è una cosa sacra”, seppur ogni tanto dissacrata dalle sterili polemiche che di anno in anno si alimentano davanti alla grotta di Betlemme. Sono duemila anni che quella giovane coppia non trova non solo ospitalità, ma nemmeno un po’ di pace. Significativo in questo senso è l’augurio di Francesco: “Che questo Natale ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto, e per vedere l’essenziale, il vero, il buono e l’autentico”. E quello autentico è solo il Natale di Gesù. Non certo quello delle sterili polemiche.

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