Dic 4, 2018
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Agenzia spaziale, slitta a marzo decisione del Tar sul ricorso di Battiston. Nuovo presidente Asi: scienziati contro governo

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Tutto rinviato al 19 marzo. Bisognerà aspettare ancora quattro mesi per conoscere la decisione del Tar del Lazio sul ricorso presentato dall’ex presidente dell’Asi Roberto Battiston contro la sua estromissione dall’Agenzia spaziale italiana il 6 novembre dopo il decreto di revoca firmato dal ministro dell’Istruzione Bussetti. Nell’odierna udienza del tribunale amministrativo regionale, Battiston ha deciso di rinunciare alla sospensiva cautelare, con la discussione nel merito – e relativa sentenza – rinviata al 19 marzo 2019. Una mossa, quella di Battiston, che secondo gli esperti di diritto amministrativo può essere letta come il tentativo di evitare l’immediato ricorso del Miur al Consiglio di Stato, il che, complici i tempi lunghi della giustizia, avrebbe definitivamente tagliato fuori l’astrofisico da un ipotetico ritorno alla guida dell’Agenzia spaziale italiana. Il motivo? Impossibile nominare chi ha un contenzioso in corso con il ministero che materialmente deve effettuare la nom..

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Tutto rinviato al 19 marzo. Bisognerà aspettare ancora quattro mesi per conoscere la decisione del Tar del Lazio sul ricorso presentato dall’ex presidente dell’Asi Roberto Battiston contro la sua estromissione dall’Agenzia spaziale italiana il 6 novembre dopo il decreto di revoca firmato dal ministro dell’Istruzione Bussetti. Nell’odierna udienza del tribunale amministrativo regionale, Battiston ha deciso di rinunciare alla sospensiva cautelare, con la discussione nel merito – e relativa sentenza – rinviata al 19 marzo 2019. Una mossa, quella di Battiston, che secondo gli esperti di diritto amministrativo può essere letta come il tentativo di evitare l’immediato ricorso del Miur al Consiglio di Stato, il che, complici i tempi lunghi della giustizia, avrebbe definitivamente tagliato fuori l’astrofisico da un ipotetico ritorno alla guida dell’Agenzia spaziale italiana. Il motivo? Impossibile nominare chi ha un contenzioso in corso con il ministero che materialmente deve effettuare la nomina. Che sia una strategia ben definitiva o il tentativo di prendere altro tempo, fatto sta che lo slittamento della sentenza lascia il settore aerospaziale nel limbo. Ai vertici dell’Asi il commissario Benvenuti e il sub commissario Cinque stanno operando sia per l’ordinaria che per la straordinaria amministrazione (il loro compito non può durare più di sei mesi), con il paradosso di essere affiancati dal direttore generale nominato da Battiston nonostante il parere negativo dei revisori dei conti, ma poi confermato dal commissario strardinario. Al netto della confusione dei ruoli, resta il fatto che la spada di Damocle della sentenza su Battiston può influenzare chi dovrà scrivere il bando da cui passa la nomina del nuovo presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. E qui il ministero dell’Istruzione deve fare i conti con un’altra grana non da poco. La (non) decisione del Tar del Lazio sul ricorso è arrivata infatti all’indomani delle dimissioni di quattro dei cinque componenti del Comitato di esperti incaricato dal Miur di preparare il concorso per il successore di Battiston.

La notizia è stata anticipata da Repubblica e confermata dai diretti interessati alle agenzie di stampa. A fare il passo indietro sono stati il neuroscienziato Lamberto Maffei, la direttrice del Cern di Ginevra Fabiola Gianotti, Aldo Sandulli (preside di giurisprudenza del Suor Orsola Benincasa nonché ex commissario Asi dopo l’arresto di Saggese nel 2014) e Lucia Votano, ex direttrice dei Laboratori nazionali del Gran Sasso. Ha espresso vicinanza nel merito ma non ha ne ha condiviso il metodo, invece, Mauro Ferrari, quinto componente del comitato nonché l’unico che ha deciso di non fare un passo indietro. Al netto dei nomi, però, è la motivazione delle dimissioni a far notizia: secondo l’Ansa, i quattro hanno voluto evitare di dover decidere su nomi che avrebbero creato disagio. Il riferimento è alla preparazione del concorso con cui sarà nominato il successore di Roberto Battiston. Nella fattispecie, il comitato dei saggi avrebbe indicato come identikit del prossimo numero uno dell’agenzia uno scienziato puro, sulla scorta di quanto accaduto negli ultimi anni; il ministero, invece, preferirebbe un profilo sì scientifico, ma con spiccate competenze manageriali e di organizzazione aziendale. Tradotto: non un super cervellone, non un militare, ma un dirigente d’azienda con ampie competenze nel settore aerospaziale. Un orientamento che non è andato giù ai quattro esperti. Per questo motivo hanno deciso di farsi da parte in quanto – è la versione ufficiale fornita dalle agenzie di stampa – le modifiche al bando richieste dal ministero avrebbero allargato le maglie dei criteri di selezione, che, come detto, attualmente considerano soltanto figure impegnate nella ricerca scientifica ad alto livello e con ruoli manageriali. I cambiamenti richiesti dal Miur, invece, avrebbero reso possibile l’inclusione di figure con requisiti diversi.

Da qui lo sfilacciamento dei rapporti con Bussetti e lo strappo di queste ore, curiosamente arrivato nel giorno della decisione del Tar sul ricorso dell’ex presidente Asi contro il decreto di revoca del Miur, che il 6 novembre lo ha sollevato dall’incarico. Va sottolineato, tuttavia, che era stato lo stesso Bussetti a confermare in blocco il comitato, nonostante fosse composto da chi di fatto ha deciso la conferma di Battiston nel maggio scorso. Una cortesia istituzionale e di merito (i cinque scienziati sono il massimo che l’Italia può esprimere) che però non è bastata. E nella dialettica per la scrittura del nuovo concorso, gli screzi sono diventati frattura insanabile. Il comitato si era messo al lavoro adottando gli stessi criteri utilizzati negli ultimi tre anni per la nomina dei presidenti degli enti pubblici di ricerca, gli stessi che avevano portato alla nomina di Battiston. Il ministero dell’Istruzione, da parte sua, ha chiesto modifiche e aperture. È iniziato un dialogo: gli esperti hanno avanzato delle osservazioni, il ministero ha confermato il suo orientamento d’apertura, forte di un parere tecnico richiesto all’Avvocatura dello Stato, un organo terzo. Da qui la rottura e le dimissioni dei quattro scienziati, il cui incarico sarebbe comunque scaduto il prossimo 31 dicembre. Al Miur, ora, il compito di trovare altri quattro nomi in grado di scrivere materialmente il concorso che dovrà decretare la fine del commissariamento Benvenuti-Cinque e succedere a Battiston.

Le dimissioni di Gianotti, Maffei, Sandulli e Votano hanno provocato anche degli strascichi politici. Ad accusare il governo e il ministro Bussetti è stata la senatrice del Pd Valeria Fedeli. Non è un nome a caso: è stata lei, quando era titolare del Miur nel governo Gentiloni, ad aver firmato la conferma di Battiston. Era il 7 maggio scorso, a due mesi dalle elezioni che avevano decretato la sconfitta del Partito democratico e la vittoria di Lega e M5s. Che, se non altro per un aspetto di correttezza istituzionale, avrebbero dovuto avere la possibilità di scegliere un ‘loro’ presidente dell’Asi. Così non è stato e nel decreto di revoca firmato da Bussetti si fa proprio riferimento alla legge Frattini sullo spoil system, secondo cui sono passibili di revoca tutte le nomine effettuate dai governi negli ultimi sei mesi di vita. E poco importa se, come si dice tra i massimi conoscitori delle cose aerospaziali – la conferma di Battiston fosse stata in qualche modo preparata, con il Pd che in qualche modo l’avrebbe anticipata al Movimento 5 Stelle nel periodo in cui i due partiti si parlavano per valutare la possibilità di governare insieme. Oggi la Fedeli è in opposizione e ha attaccato duramente l’esecutivo gialloverde: “Di fronte a ciò che il governo sta facendo sulla ricerca, anche i ricercatori, scienziati di fama mondiale, si ribellano al governo in polemica con il tentativo, di questo esecutivo, di mettere in discussione il principio costituzionale di autonomia della ricerca”. Per l’ex ministro dell’Istruzione, “dopo il licenziamento del presidente dell’Asi Battiston da parte del ministro Bussetti e i successivi interventi sulla nuova nomina, quattro componenti su cinque del Comitato incaricato della selezione hanno deciso di dire basta – ha aggiunto la Fedeli – A Gianotti, Maffei, Votano e Sandulli il ringraziamento per il lavoro svolto in questi anni, lavoro che ha assicurato all’Italia risultati eccellenti e grande prestigio a livello europeo e internazionale. Il loro abbandono – è stata la conclusione della senatrice dem – rappresenta una perdita enorme per la qualità delle scelte che verranno assunte in un settore strategico come quello dello spazio e di cui questo governo dovrà assumersi tutta la responsabilità”.

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