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Nov 16, 2018
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Stir creativity: Fabio Novembre per Bombay Sapphire

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Il designer Fabio Novembre durante la presentazione della sua opera Bottle in the rock
The bottle in the rock è una scultura metafisica creata con piccoli blocchi di plexiglass incollati tra loro che sostengono una bottiglia di gin Bombay Sapphire e che cambia tonalità cromatica a seconda del punto di vista dell’osservatore. L’immaginifica opera che porta la firma di Fabio Novembre, architetto e designer 52enne che collabora con alcune delle più note aziende del design d’arredo made in Italy, è stata svelata a Milano in occasione di Canvas Bar, evento organizzato dal brand premium di gin Bombay Sapphire per il lancio della campagna Stir Creativity (Stir è un termine inglese molto usato nel mondo dei bartender e significa, appunto, miscelare). La campagna nasce con l’obiettivo di stimolare la creatività che è insita in ognuno di noi, ma che spesso rimane inespressa.
Ospiti del Canvas Bar di Milano abbiamo assistito in prima persona alla trasformazione di uno spazio bianco in un’opera ..

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Fabio Novembre presenta_ The bottle in the rock_1

Il designer Fabio Novembre durante la presentazione della sua opera Bottle in the rock

The bottle in the rock è una scultura metafisica creata con piccoli blocchi di plexiglass incollati tra loro che sostengono una bottiglia di gin Bombay Sapphire e che cambia tonalità cromatica a seconda del punto di vista dell’osservatore. L’immaginifica opera che porta la firma di Fabio Novembre, architetto e designer 52enne che collabora con alcune delle più note aziende del design d’arredo made in Italy, è stata svelata a Milano in occasione di Canvas Bar, evento organizzato dal brand premium di gin Bombay Sapphire per il lancio della campagna Stir Creativity (Stir è un termine inglese molto usato nel mondo dei bartender e significa, appunto, miscelare). La campagna nasce con l’obiettivo di stimolare la creatività che è insita in ognuno di noi, ma che spesso rimane inespressa.

Ospiti del Canvas Bar di Milano abbiamo assistito in prima persona alla trasformazione di uno spazio bianco in un’opera d’arte fluida: le pareti stesse della location sono state usate come tela da alcuni giovani artisti. Ma pure i cocktail, preparati dagli estrosi bartender Rachele Giglioni e Yuri Gelmini, potevano essere personalizzati a seconda del proprio estro creativo con pitture commestibili, stencil, fiori edibili e oli essenziali vaporizzati sui bicchieri.

Rachele Giglioni

La bartender Rachele Giglioni si è esibita in tutto il suo estro creando originali cocktail a base di gin Bombay Sapphire

Da segnalare che le opere saranno messe in vendita e il ricavato investito in un workshop per gli studenti di Domus Academy che avranno l’opportunità di lavorare su un progetto legato al brand Bombau Sapphire. I lavori più belli saranno selezionati da una speciale giuria in occasione della prossima edizione del Salone del Mobile di Milano.

Con l’occasione abbiamo intervistato Fabio Novembre che a proposito del progetto The Bottle in the rock, dice: «E’ come se avessi voluto costruire un basamento per la bottiglia, una sorta di roccia fatta di blocchi di acrilico squadrati e incollati tra loro, che invita ad estarre la bottiglia ma sempre con cautela. Personalmente amo l’acrilico specie perché cattura bene il colore e crea suggestivi giochi di luce».

Come nasce l’idea per un suo progetto? Quali sono le fonti di ispirazione?
La mia più grande ispirazione è l’universo femminino. L’armonia del corpo femminile e di quando questo si unisce al corpo maschile per dare vita alla danza della vita non ha eguali. D’altronde la donna è un po’ quello che da sempre stimola la creatività artistica: penso alle veneri e alle dee, muse ispiratrici per pittori e scultori di ogni epoca.

Quali sono i suoi maestri?
Certamente più d’uno. Stimo molto Shiro Kuramata, la sua sensibilità nipponica, miscelata alla cultura mediterranea ha dato grandi risultati. Poi, Ettore Sotsass, Alessandro Mendini, Gaetano Pesce. A livello di approccio e modo di pensare, mi riconosco molto nell’espressione di Ernesto Nathan Rogers “Dal cucchiaio alla città”, per definire il modo onnicomprensivo di definire il mestiere di architetto.

C’è qualcosa che non progetterebbe mai?
Sarebbe facile dire un’arma da fuoco, ma io non sono mai del tutto integralista. Ritengo che gli oggetti non siano mai cattivi né colpelvoli, è l’uomo che va educato ad usarli correttamente.

Invece, qualcosa che vorrebbe progettare, ma non lo ha ancora fatto?
Ho un sogno nel cassetto: un progetto per un grattacielo particolarmente espressivo, molto alto e imponente. E’ un sogno che mi porto dentro da quando sono bambino e che non ho mai abbandonato.

Fabio Novembre presenta_ The bottle in the rock

Del progetto The bottle in the rock il designer Fabio Novembre dice: “E’ come se avessi voluto costruire un basamento per la bottiglia, una sorta di roccia fatta di blocchi di acrilico squadrati, che cattura il colore e crea suggestivi giochi di luce”

In tempo di globalizzazione anche il design è diventato universale?
Abbiamo tutti gli stessi bisogni primari. Il design è qualcosa che va oltre i confini, è sovranazionale. Pensiamo a grandi designer come Philippe Starck, i Bouroullec: loro pur essendo designer di altri Paesi e culture, firmano da anni oggetti in stile made in italy. La globalizzaione è anche questo e a me piace. Le frontiere sono un’invenzione, sono solo delle linee sulla carta geografica.

Qualcuno l’ha definita visionario? Si ritiene tale?
Progettare vuol dire proiettare, quindi il designer è di per sè stesso un visionario perché appunto ha questa capacità di immaginare ciò che non è. Quindi essere visionario è inevitabile per fare il progettista. Non è un dettaglio in più.

A proposito di immaginazione: come immagina il design del futuro?
Gli oggetti sono diventati intelligenti e quindi è inevitabile che design e tecnologia vadano sempre più insieme. Gli oggetti oggi e sempre più devono parlare e interagire con l’uomo. L’uomo è un essere evolutivo, va sempre avanti, quindi la tecnologia è sempre e comunque positiva. La tecnologia non deve fare paura, in quanto di per sè è neutra, siamo noi a darle un contenuto positivo o negativo. Comunque personalmente non tornerei mai all’epoca del telefono a gettoni.

BOMBAY MILANO-25

Durante l’evento Canvas Bar alcuni giovani artisti hanno usato le pareti del locale come tele sulle quali esprimere la propria creatività

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