Salvini, quando i politici diventano rockstar noi possiamo solo fare il tifo

Ho dedicato un quarto d’ora alla visione del video di Matteo Salvini che visita Olbia, ennesima tappa della sua perenne campagna elettorale. La folla lo acclama, grida il suo nome e applaude a ogni pausa del suo discorso. Lui è tronfio, fiero e sicuro di avere tutti in pugno. Sa quali parole usare e come usarle, i tempi sono azzeccati e non mancano le battute di spirito. Scorrendo i messaggi che arrivano di volta in volta, vengo pervasa da una tristezza infinita. “Salvaci tu!”, “Sei il nostro capitano”, “finalmente abbiamo un premier (?), un grande statista”, “Forza Salvini, ripulisci l’Italia e ridai dignità al nostro popolo”.

Questi sono solo alcuni dei commenti a cornice della sua “esibizione” in terra sarda e nemmeno tra i più deliranti. Nonostante il capitano Matteo, sfoderando il suo ormai noto paraculismo, inviti il popolo adorante a credere in se stesso, a rialzarsi con le proprie forze perché “la Sardegna deve farcela grazie ai sardi”, a non aspettarsi miracoli da lui, tutti pendono dalle sue labbra e chiedono di essere guidati verso la luce oltre le tenebre.

Tutto questo è così penoso. A mio parere, il più grande problema degli italiani, al di là dei partiti e dei colori, è che hanno bisogno di trovare qualcuno che li comandi, hanno bisogno di trovare un condottiero che si addossi tutte le responsabilità, qualcuno autorizzato a prendere ogni decisione, qualcuno che mostri loro la via. Storicamente molto spesso è stato così e citare il fascismo in riferimento alla condizione attuale del popolo italiano non è poi così inappropriato. Si cerca un capo, fingendo di non volerne uno, fingendo di prediligere la democrazia, fingendo di voler contare davvero, quando invece si cerca soltanto qualcuno su cui contare davvero. Ed ecco che i politici diventano rockstar e il popolo smette di essere popolo unito per il bene comune: diventa un ammasso confuso di fan scalmanati, di tifosi da stadio che bramano un saluto o anche solo un gesto dal loro beniamino.

E poco importa che lui sia un ricco imprenditore che “si è fatto da solo”, uno pseudo rottamatore dell’ultima ora, un comico incazzato o un intollerante nordista che “però non chiamatemi razzista, per favore”. “Nel capo del gruppo s’incarna sempre il padre tanto temuto, il gruppo vuole essere dominato da una potenza illimitata, è estremamente avido di autorità, ha sete di sottomissione. Il padre primitivo rappresenta, dopo aver preso il posto dell’ideale dell’Io, l’ideale della massa che domina l’individuo” (Sigmund Freud).

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