Renzi: “Salvini e Di Maio due bluff, Tria e Moavero sono peggio. Nel Pd mi pugnala chi ha avuto grazie al nostro coraggio”

Matteo Salvini è un “bluff”, il Movimento Cinque un “superbluff”. Ma peggio di loro sono Giovanni Tria ed Enzo Moavero Milanesi perché oggi sono rispettivamente “senza credibilità” il primo che, quindi, “non serve più a nulla”, e “servile” al nuovo potere il secondo. Non se la passano meglio Paolo Gentiloni, Graziano Delrio e chiunque dopo il 4 marzo gli ha di fare un passo di lato dopo il 4 marzo. Mancano di serenità di giudizio, dice Matteo Renzi in un intervento su Il Foglio, proprio loro che hanno “avuto tutto grazie al nostro coraggio” e ora “pugnalano alle spalle”. Ma “lo stile è come il coraggio di Don Abbondio: chi non ce l’ha, non può darselo”.

Lui però starà fuori, lo promette. E Marco Minniti sarà la sua longa manus. Tuttavia “la ruota girerà” ed “è scritto che prima o poi torneremo” puntando a quel terzo di elettorato che non si sente rappresentato. Forse con i comitati civici che Ivan Scalfarotto sta organizzando sul territorio in nome e per conto dell’ex segretario che vorrebbe piazzarli accanto al Pd o, forse, trasformarli da embrione di partito a una vera e propria struttura autonoma. E se successo sarà e davvero l’ex presidente del Consiglio tornerà, la storia “dimostrerà che occasione ha perso la vecchia ditta del Pd che invece di fare la guerra ai populisti ha fatto la guerra a chi ha provato a cambiare l’Italia”. Il problema, dice Renzi, è “cosa troveremo quel che giorno”. Insomma, cosa avranno lasciato Lega e M5s che dipinge come “irresponsabili”.

Il suo dialogo è a 360 gradi. Ammissioni di colpa, tanto per cambiare, zero. I problemi sono ancora una volta gli altri, appunto. Da Gentiloni a chi ha fatto la guerra al Matteo sbagliato perché “era più importante riprendersi la ditta che salvare l’Italia”. Che ora è in pericolo, dice il senatore di Rignano: “Dici Salvini e Di Maio e, zac, l’Italia subisce un danno sui mercati”, mentre la sua riforma del lavoro e quella delle Banche popolari avevano “permesso al Paese di diventare nuovamente attrattivo”. Mentre ora il governo Lega-M5s ha una “debolezza strutturale” non legata ai litigi ma alla sintonia – dice Renzi – su Europa, vaccini, pensioni e lavoro.

Così, Salvini, vaticina l’ex segretario dem, pagherà in termini elettorali perché ha scelto l’assistenzialismo dei Cinque Stelle finendo per far presa sullo stesso elettorato di Di Maio. “In soli sei mesi i populisti al governo hanno dimostrato che la politica delle fake news non funziona perché è incompatibile con la realtà, se ne stanno rendendo conto anche gli elettori Cinque Stelle”, insiste. E, quindi, nessun mea culpa. Anzi: “Prima o poi qualcuno dovrebbe ringraziare il sottoscritto per non aver reso possibile un accordo con il cialtronismo grillino“.

E quindi giù con frasi al veleno su Gentiloni, Delrio, i “correntisti” del Pd, i ministri Tria e Moavero e chi li ha scelti. Il suo successore e l’attuale capogruppo alla Camera sono stati i primi a chiedere di “restare fuori dalle dinamiche del Pd al prossimo congresso, come se ciò che era accaduto fosse dipeso solo da me”. E via con la crisi delle sinistre in Europa e nel Mondo: “Notoriamente anche lì è colpa del mio carattere”. Quindi la doppia accusa, quella di “aver avuto tutto grazie al nostro coraggio” e ora di pugnalare alle spalle. Si dice sereno, di non avere influenze su Minniti e di rifiutare le correnti perché “chi fa politica costruendo correnti per avere sempre una bella poltrona mi fa tristezza“. Il ministro dell’Economia e il ministro degli Esteri finiscono invece nel mirino perché “sono peggio di Salvini e Di Maio”.

Erano stati “individuati come i custodi della tenuta istituzionale del Paese” scelti “dalla classe dirigente o presunta tale” e invece il primo ha perso credibilità e quindi “non serve più a nulla”, mentre Moavero “dopo averci regalato il Fiscal compact ai tempi di Mario Monti, e dopo aver contribuito a farci perdere l’Ema a Milano, ai tempi di Paolo Gentiloni” ora “riduce un vertice internazionale (quello sulla Libia, nda) a una photo opportunity” e quindi “non mostra attenzione al servizio dello Stato ma servilismo al nuovo potere”.

Ma in ogni caso il boom sovranista in Europa “è una fake news” e l’Ue ha gli anticorpi per reagire, giura, magari riformandosi attraverso il contributo di soggetti politici come i Verdi tedeschi e Ciudadanos. Ma il governo è saldo e – se Salvini dovesse decidere di rompere dopo il 26 maggio – “non cercherà i voti in Italia ma li cercherà in questo Parlamento”, pronostica Renzi. Perché è “un doroteo quando si parla di meccanica politica e io penso che non alcuna intenzione di andare alle elezioni anticipate”.

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