Bookcity, l’allarme dell’inventore della rassegna sul libro: “La classe dirigente non legge, è inquietante”

Si è chiusa ieri, domenica 18 novembre, BookCity Milano, settima edizione della rassegna dedicata al libro. Millequattrocento eventi in più di 370 spazi del centro e della periferia, duemila persone che prendono la parola sui più vari argomenti, quasi 200mila cittadini coinvolti. “La città è allegramente invasa dai libri, dai lettori e dagli autori, un grande esercizio di democrazia al servizio della cultura”, racconta Oliviero Ponte Di Pino, ideatore della manifestazione e responsabile del programma. Ma in Italia si continua a pubblicare molto e a leggere poco. “Sei italiani su dieci non leggono nemmeno un libro l’anno, otto su dieci sono fuori dai consumi culturali. Bisogna investire di più nella domanda di cultura con strategie efficaci”. Gratuità, varietà, partecipazione e diffusione delle iniziative sono le chiavi scelte da BookCity per far crescere la voglia di leggere in un ‘contesto tecnologico’ che invece sembra inibirla. “Gli effetti del mondo iperconnesso sono tanti e non li abbiamo ancora compresi interamente. Ma una cosa è certa: al di là del supporto, di buoni libri c’è più che mai bisogno perché abituano la mente alla complessità”.

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