Ott 12, 2018
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Roma, crollo tetto chiesa San Giuseppe: due indagati per disastro colposo

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Accelera l’indagine sul crollo del tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami avvenuto il 30 agosto scorso e che per un puro caso non causò feriti o vittime. La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati due persone. Si tratta di Stefano Di Stefano e Gaetano Correra, titolari della società che nel 2015 ha vinto l’appalto per i lavori di ristrutturazione del soffitto della chiesa che sorge a pochi metri dal Fori e dal Campidoglio. In particolare Di Stefano ricopriva il ruolo di direttore dei lavori mentre Correra era il direttore del cantiere. Nei loro confronti il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e il pm Mario Dovinola ipotizzano il reato di disastro colposo. I due indagati potranno ora nominare dei consulenti di parte nell ambito dell’accertamento tecnico disposto dalla magistratura che punta a chiarire anche se vi siano state carenze nella manutenzione del complesso cinquecentesco. Un’attività che viaggia di pari passo con quanto disposto dalla soprintendenza arc..

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Accelera l’indagine sul crollo del tetto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami avvenuto il 30 agosto scorso e che per un puro caso non causò feriti o vittime. La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati due persone. Si tratta di Stefano Di Stefano e Gaetano Correra, titolari della società che nel 2015 ha vinto l’appalto per i lavori di ristrutturazione del soffitto della chiesa che sorge a pochi metri dal Fori e dal Campidoglio. In particolare Di Stefano ricopriva il ruolo di direttore dei lavori mentre Correra era il direttore del cantiere. Nei loro confronti il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e il pm Mario Dovinola ipotizzano il reato di disastro colposo. I due indagati potranno ora nominare dei consulenti di parte nell ambito dell’accertamento tecnico disposto dalla magistratura che punta a chiarire anche se vi siano state carenze nella manutenzione del complesso cinquecentesco. Un’attività che viaggia di pari passo con quanto disposto dalla soprintendenza archeologica che nei giorni successivi al crollo ha avviato uno studio dei resoconti dei lavori che negli ultimi decenni hanno interessato l’edificio.

Il crollo avvenne intorno alle 14,30. La chiesa al momento del collasso strutturale del tetto era chiusa. La chiesa è utilizzata per celebrare matrimoni e proprio nei giorni successivi al fatto ne erano in programma due. Nelle ore successive ci fu una corsa contro il tempo per mettere in salvo le opere più importanti custodite all’interno della chiesa e per mettere in sicurezza le parti ancora pericolanti. La struttura religiosa fu sequestrata subito dopo il crollo. Obiettivo degli inquirenti era individuare il materiale venuto giù “al fine di individuare – è detto nel provvedimento di sequestro – componenti che costituivano la struttura a sostegno del tetto, e riportarne l’esatta posizione su grafico”. Nell’immediatezza del crollo si è provveduto così a preservare quel cumulo di macerie, alte quasi due metri, che potranno essere la chiave di lettura per stabilire le cause del cedimento del tetto. Dall’analisi dei materiali venuti giù si potrà capire se c’era un eventuale “ammaloramento” di alcune parti, come le travi. Una delle ipotesi è che ci sia stato un cedimento strutturale di una delle capriate in legno del tetto. Da stabilire, però, cosa lo abbia provocato.

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