Ott 14, 2018
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RIACE Tutti i motivi che hanno spinto il Viminale a chiudere i progetti di accoglienza

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di Gianluca Albanese
RIACE – Confusione, disordine gestionale e mancata attinenza delle osservazioni generali inviate dal Comune di Riace lo scorso 9 agosto, rispetto a quanto rilevato dal Ministero dell’Interno lo scorso 30 luglio, data in cui si avviò il procedimento volto all’applicazione dei punteggi di penalità in merito ai progetti di accoglienza Sprar “Ordinari” in atto nel centro locrideo.
Il totale fa 34 punti di penalità, quattordici in più del limite massimo di decurtazione (compreso tra 14 e 20 punti) per via di “accertate insosservanze” come scrive la nota ministeriale definite “Rilevanti, gravi e persistenti” tanto da compromettere le finalità di accoglienza integrata proprie del progetto di accoglienza “per i profili – scrivono dal Viminale – di inefficienza amministrativa, programmatica e gestionale riscontrata, con i conseguenti riflessi negativi sia sulla presa in carico dei soggetti accolti sia riguardo al non corretto impiego delle risorse pubbliche erogate”.
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di Gianluca Albanese

RIACE – Confusione, disordine gestionale e mancata attinenza delle osservazioni generali inviate dal Comune di Riace lo scorso 9 agosto, rispetto a quanto rilevato dal Ministero dell’Interno lo scorso 30 luglio, data in cui si avviò il procedimento volto all’applicazione dei punteggi di penalità in merito ai progetti di accoglienza Sprar “Ordinari” in atto nel centro locrideo.

Il totale fa 34 punti di penalità, quattordici in più del limite massimo di decurtazione (compreso tra 14 e 20 punti) per via di “accertate insosservanze” come scrive la nota ministeriale definite “Rilevanti, gravi e persistenti” tanto da compromettere le finalità di accoglienza integrata proprie del progetto di accoglienza “per i profili – scrivono dal Viminale – di inefficienza amministrativa, programmatica e gestionale riscontrata, con i conseguenti riflessi negativi sia sulla presa in carico dei soggetti accolti sia riguardo al non corretto impiego delle risorse pubbliche erogate”.

Quanto basta per indurre il Ministero dell’Interno a disporre il trasferimento/uscita degli ospiti dei progetti di accoglienza a Riace e a esigere la definizione dei rapporti economici di dare/avere entro 60 giorni dal trasferimento dell’ultimo benefichiario dei progetti.

Ma cosa contesta, nel dettaglio, il Viminale a Riace? Proviamo a enucleare le motivazioni del provvedimento in maniera sintetica ma efficace.

  1. Sovrapposizione di strutture e operatori tra SPRAR e CAS.

    Nel corso delle visite ispettive svolte nel 2016 è emerso che alcuni immobili censiti nel progetto SPRAR ospitavano, in realtà, una coppia nigeriana il cui progetto di accoglienza rientrava nella competenza prefettizia del CAS. Idem per una mezza dozzina di altri ospiti.

  2. Prolungata permanenza nel programma di accoglienza di alcune situazioni altamente vulnerabili, in virtù della quale venivano ospitati in un’unica abitazione più beneficiari rispetto a quelli dichiarati e per un periodo successivo alla fine dei singoli progetti di accoglienza. Su 204 singole strutture registrate in banca dati, risultavano progetti finanziati per 165 posti. Alcuni beneficiari, inoltre, rimanevano oltre la fine dei progetti “in assenza – scrive il Ministero – di qualsivoglia autorizzazione e per tempi ampiamente superiori a quelli normativamente previsti”
  3. Mancata o tardiva registrazione dei contratti. Il Comune lamenta la carenza di risorse finanziarie, e il Ministero replica che avrebbe potuto fare ricorso all’istituto dell’anticipo fatture. In alcuni casi, inoltre, i contratti non riportano né l’indirizzo, né il riferimento catastale, con conseguente impossibilità di risalire con certezza all’immobile in affitto.
  4. Rispetto degli standard abitativi, conduzione e igiene nelle abitazioni. Secondo il Ministero non erano garantite condizioni ottimali e né gli operatori degli enti gestori e né il Comune avrebbero vigilato sulla loro osservanza. In particolare, gli appartamenti di Riace Marina non sarebbero stati conformi agli standard Sprar
  5. Modalità distinte di erogazione del pocket money e del bonus. Sono i beneficiari stessi ad aver dichiarato agli ispettori ministeriali che con i soldi dei bonus non possono rivolgersi a negozi fuori Riace e che spesso sarebbero stati vittima di manipolazioni in sede di cambio valuta. Alcuni supermercati, inoltre, avrebbero applicato prezzi maggiorati in caso di acquisti con i bonus.
  6. Affidamento dei servizi agli enti gestori. In un caso, ci sarebbe stato subappalto dei servizi (tra Città Futura e Welcome), non ammesso dallo Sprar, mentre due enti gestori (Riace accoglie e la coop. Girasole) avrebbero chiesto dei chiarimenti che il Comune non avrebbe mai fornito.
  7. Mancata produzione documentale relativa ai progetti individualizzati per i beneficiari.
  8. Ulteriori criticità (riguardanti soprattutto la produzione documentale) riguardano l’orientamento legale, i corsi d’italiano le attività di formazione e qualificazione professionale, la mediazione linguistica culturale, la professionalità degli operatori SPRAR e la proporzionalità del loro numero in relazione al numero di beneficiari e la rendicontazione della revisione contabile.

Da qui i ben 34 punti di penalità comminati, così determinati:

14 per l’erogazione dei servizi finanziati dal fondo a favore di soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza;

10 per la mancata presentazione della rendicontazione;

8 per la mancata rispondenza tra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli effettivamente erogati e/o mancata applicazione di quanto previsto dalle linee guida anche in termine di standard qualitativi e quantitativi;

2 per il mancato aggiornamento della banca dati gestita dal servizio centrale dello Sprar.

Il Comune di Riace, mediante il vice sindaco Giuseppe Gervasi ha preannunciato che farà ricorso al TAR avverso il provvedimento del Ministero dell’Interno.

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