Ott 28, 2018
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Esercito, spunta il secondo algoritmo per truccare i concorsi: il primo non funzionava più

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Gli uomini della Guardia di Finanza di Napoli non ci potevano credere. Durante le perquisizioni ai 15 arrestati del concorso degli scandali, quello per il reclutamento di 2013 volontari in ferma quadriennale nell’Esercito che si svolse l’11 febbraio 2016, truccato dalla vendita illegale a botte di migliaia di euro dell’algoritmo che consentiva di superare i quiz senza studiare e di avviarsi alla vittoria, i finanzieri del nucleo tributario agli ordini del colonnello Domenico Napolitano hanno rinvenuto in un cassetto una sorta di vademecum. Un prontuario matematico su come rispondere ai test. Un documento successivo al 5 luglio 2016, data spartiacque dell’inchiesta della Procura di Napoli – pm Giancarlo Novelli, procuratore aggiunto Rosa Volpe – perché coincide con le prime perquisizioni che svelano l’esistenza di una indagine e ‘bruciano’ l’algoritmo, rendendolo inutilizzabile.
In quella data, infatti, l’ingegnere Claudio Testa, inventore dello schema logico-matematico finito nel merc..

Gli uomini della Guardia di Finanza di Napoli non ci potevano credere. Durante le perquisizioni ai 15 arrestati del concorso degli scandali, quello per il reclutamento di 2013 volontari in ferma quadriennale nell’Esercito che si svolse l’11 febbraio 2016, truccato dalla vendita illegale a botte di migliaia di euro dell’algoritmo che consentiva di superare i quiz senza studiare e di avviarsi alla vittoria, i finanzieri del nucleo tributario agli ordini del colonnello Domenico Napolitano hanno rinvenuto in un cassetto una sorta di vademecum. Un prontuario matematico su come rispondere ai test. Un documento successivo al 5 luglio 2016, data spartiacque dell’inchiesta della Procura di Napoli – pm Giancarlo Novelli, procuratore aggiunto Rosa Volpe – perché coincide con le prime perquisizioni che svelano l’esistenza di una indagine e ‘bruciano’ l’algoritmo, rendendolo inutilizzabile.

In quella data, infatti, l’ingegnere Claudio Testa, inventore dello schema logico-matematico finito nel mercato clandestino, e figlio della titolare di Irp srl, la società fornitrice dei test e delle banche dati per il ministero della Difesa, ritira in extremis dalle commissioni esaminatrici i plichi del concorso. E li sostituisce con plichi identici che contengono schede di altri quiz. Il Gip Liana Comella sospetta che non si tratti di una coincidenza. Testa giustifica la sostituzione per eliminare “errori di stampa” rilevati nei giorni precedenti e la commissione non verbalizza l’operazione. Da quel momento in poi, l’algoritmo originario non funziona più. E i ‘clienti’ che li compilano seguendo il metodo acquistato a caro prezzo, ottengono punteggi modesti.

Grande è stata la meraviglia quando i finanzieri nei giorni scorsi hanno decodificato il prontuario. Era una sorta di secondo algoritmo. L’hanno provato sulle schede dei concorsi successivi e avrebbero dimostrato che conduceva a punteggi altissimi. Da vittoria sicura. Secondo gli investigatori, sarebbe la prova regina che la “cricca dell’algoritmo” non si era arresa alle prime avvisaglie dell’inchiesta. Ma si era riorganizzata ed avrebbe continuato a operare – e a lucrare denaro in nero – anche dopo aver sentito addosso il fiato della Procura.

I verbali di perquisizione e le informative sulla documentazione rinvenuta saranno ora oggetto di confronto con gli indagati davanti al Riesame, chiamato a decidere sulle istanze di remissione in libertà. Il ‘secondo algoritmo’ finirà nel contradditorio tra le parti e spetterà ai giudici pronunciarsi sulla qualità dei nuovi indizi raccolti. Nel materiale sequestrato durante il prosieguo delle indagini – come ha rivelato Il Mattino – è stato scoperto anche un kit di congegni elettronici, cuffiette e microspie per collegarsi con una centrale durante le prove scritte, dettare le tracce del concorso, ottenere le risposte in tempo reale. Dell’esistenza di questo sistema si faceva cenno nell’ordinanza cautelare. Sarebbe stato utilizzato, secondo i testimoni, per superare i concorsi della polizia penitenziaria e dei carabinieri. Anche quelli svolti nello stesso anno, il 2016. Anno in cui la voce che bastava pagare per vincere e indossare una divisa si era sparsa ovunque.

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