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Ott 27, 2018
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Alessandria, 19enne nigeriano già espulso due volte e condannato vuole tornare a casa. Ma la burocrazia glielo impedisce

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“Questo ragazzo vuole tornare in Nigeria, chiede di essere espulso, ma il sistema italiano non glielo consente, con buona pace del ministro Salvini che i migranti li vorrebbe mandare tutti a casa”. Marco Capriata è l’avvocato di Isaiah Godspower, 19 anni. Un ragazzo che ha già ricevuto due ordini di espulsione ma che l’Italia non fa partire. Lui, che ha 19 anni e che in Europa è arrivato qualche anno fa, è andato di persona in questura ad Alessandria per chiedere di essere rispedito a casa. Ma non si può. Perché il Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio previsti dal decreto Minniti dell’aprile 2017, ex Cie) di Torino è pieno. Non ha posto. Quindi Isaiah non può partire.
Nonostante l’insistenza del ministro dell’Interno sull’urgenza di centri chiusi per il rimpatrio, il suo impegno dichiarato per aumentare le espulsionie i punti che se ne occupano (che il decreto Minniti prevedeva fossero uno per regione quando al momento sono soltanto sei in tutta Italia), succede che anche se il ..

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“Questo ragazzo vuole tornare in Nigeria, chiede di essere espulso, ma il sistema italiano non glielo consente, con buona pace del ministro Salvini che i migranti li vorrebbe mandare tutti a casa”. Marco Capriata è l’avvocato di Isaiah Godspower, 19 anni. Un ragazzo che ha già ricevuto due ordini di espulsione ma che l’Italia non fa partire. Lui, che ha 19 anni e che in Europa è arrivato qualche anno fa, è andato di persona in questura ad Alessandria per chiedere di essere rispedito a casa. Ma non si può. Perché il Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio previsti dal decreto Minniti dell’aprile 2017, ex Cie) di Torino è pieno. Non ha posto. Quindi Isaiah non può partire.

Nonostante l’insistenza del ministro dell’Interno sull’urgenza di centri chiusi per il rimpatrio, il suo impegno dichiarato per aumentare le espulsionie i punti che se ne occupano (che il decreto Minniti prevedeva fossero uno per regione quando al momento sono soltanto sei in tutta Italia), succede che anche se il migrante stesso vuole tornare a casa questo non sia possibile. Come nel caso del giovane nigeriano. Che, peraltro, è già destinatario di due ordini di espulsione. Il primo quando aveva provato a raggiungere la Germania dove intravedeva più possibilità. Ma il viaggio era andato male: le autorità tedesche lo avevano fatto imbarcare su un volo per Malpensa. Toccato il suolo italiano ecco il primo ordine di espulsione della questura di Milano. Il secondo è arrivato dalla questura di Alessandria.

Ed è proprio lì che qualche giorno fa il ragazzo torna per chiedere di essere espulso. La polizia verifica se è possibile: chiama il Cpr di Torino. Purtroppo, però, non può essere ospitato, almeno per adesso. Quindi niente ritorno in Nigeria. Ritenta anche il giorno dopo e ritorna in questura, stessa risposta. Allora aggredisce gli agenti: a uno storce un polso, a un altro rompe gli occhiali. Va a processo per direttissima e davanti al giudice Stefania Niolo Vietti emerge tutta la sua storia. E viene condannato a sei mesi e nove giorni di carcere con la condizionale per resistenza a pubblici ufficiali, quindi torna libero. Ad aggravare la sua posizione ci sono poi quei due ordini di espulsione che lui non può rispettare.

E se tornasse a casa di tasca propria? Sempre alla Stampa Capriata chiarisce che non è possibile. Il 19enne non ha soldi e vive di elemosina che gli basta a malapena per mangiare. E se avesse i soldi? Non riuscirebbe comunque a partire perché il passaporto non ce l’ha. E il rimpatrio assistito dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) che “pagherebbe il biglietto aereo e metterebbe a disposizione una somma per favorire l’avvio di un’attività nel suo paese d’origine”? Niente, anche questa strada è impercorribile per via di quei due decreti di espulsione. E così Isaiah Godspower rimane in Italia da condannato e con l’obbligo di andarsene emesso per ben due volte. Ma la burocrazia non lo fa partire.

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