Set 11, 2018
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West Nile, 78enne muore nel Ferrarese: salgono a 13 le vittime in Emilia Romagna

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La Febbre del Nilo continua a fare paura. È arrivato a tredici il numero delle vittime in Emilia Romagna, la regione italiana con il maggior numero di morti. Il record nel Ferrarese, dove finora i decessi sono stati sette. Viveva a Porporana, infatti, l’ultima vittima: un 78enne morto per le complicanze provocate dal virus, dopo dieci giorni di ricovero nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sant’Anna. L’uomo aveva avuto in passato problemi neurologici, ma pare conducesse una vita attiva. Altri tre i pazienti ricoverati attualmente nella stessa struttura, sempre per il virus. Ma sono 166 i casi registrati in tutta la regione: 81 infezioni neuroinvasive, la forma più grave, 58 casi di febbre causati dal virus, 27 donatori contagiati. Ieri la notizia della morte di un 82enne a Modena, per un’encefalopatia legata al virus, avvenuta a fine agosto. Tra le regioni più colpite anche il Veneto. Quest’anno la febbre ha colpito circa 980 persone in Europa. E finora il Paese con il più a..

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La Febbre del Nilo continua a fare paura. È arrivato a tredici il numero delle vittime in Emilia Romagna, la regione italiana con il maggior numero di morti. Il record nel Ferrarese, dove finora i decessi sono stati sette. Viveva a Porporana, infatti, l’ultima vittima: un 78enne morto per le complicanze provocate dal virus, dopo dieci giorni di ricovero nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sant’Anna. L’uomo aveva avuto in passato problemi neurologici, ma pare conducesse una vita attiva. Altri tre i pazienti ricoverati attualmente nella stessa struttura, sempre per il virus. Ma sono 166 i casi registrati in tutta la regione: 81 infezioni neuroinvasive, la forma più grave, 58 casi di febbre causati dal virus, 27 donatori contagiati. Ieri la notizia della morte di un 82enne a Modena, per un’encefalopatia legata al virus, avvenuta a fine agosto. Tra le regioni più colpite anche il Veneto. Quest’anno la febbre ha colpito circa 980 persone in Europa. E finora il Paese con il più alto numero di infezioni è proprio l’Italia.

Il caso di Modena – Dopo la morte dell’82enne di Modena, invece, è arrivata la denuncia dei familiari: “Il Policlinico sapeva che era morto per colpa della West Nile, ma non ha detto nulla”. Ma la risposta dell’Ausl di Modena non si è fatta attendere: “Il quadro neurologico, insieme allo stato di coma intercorso a causa dell’encefalite, in un paziente anziano – hanno riferito l’Azienda Ospedaliero-Universitaria e l’Azienda Usl di Modena – è una condizione predisponente a complicanze batteriche polmonari tardive, come riportate in letteratura scientifica”. Il paziente ha avuto due episodi di polmonite e una successiva sepsi che hanno portato a decesso, avvenuto il 20 di agosto. Quanto alla mancata comunicazione, hanno spiegato Ausl e Azienda Ospedaliero-Universitaria, “a differenza di altre patologie infettive, poiché la trasmissione del virus da West Nile non avviene da persona a persona, non è prevista una sorveglianza della sanità pubblica sui contatti del paziente, o azioni anche comunicative volte a ridurre il rischio di contagio da persona a persona, in quanto tale contagio non è possibile”.

I casi in Italia e in Europa – Un’altra regione molto colpita è il Veneto. L’ultima vittima del virus, l’ottava, è morta il 28 agosto nell’ospedale di Adria. Era una 91enne gravata da patologie cronico degenerative e, prima del decesso, è stata ricoverata all’ospedale Santa Maria degli Angeli per una settimana. Gli ultimi dati disponibili sono aggiornati al 5 settembre scorso e sono quelli riportati nel bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità. Solo da giugno sono stati segnalati 365 casi di febbre del Nilo occidentale in Italia. Tra questi ci sono stati oltre 20 decessi, fra cui i 13 dell’Emilia e gli otto del Veneto. Complessivamente, dall’inizio della stagione infettiva i casi di febbre del Nilo riportati negli Stati dell’Unione Europea nell’uomo sono stati 798, con l’Italia che guida la classifica, seguita da Grecia, Romania e Ungheria. Tra i paesi vicini all’Ue le segnalazioni sono arrivate a quota 314, con Serbia al primo posto.

L’origine del virus – La febbre del Nilo è nota come West Nile Virus per il distretto di West Nile, in Uganda, dove è stato isolato per la prima volta nel 1937 in una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta. In Italia il virus è stato isolato in Toscana nel 1998 e nel 2009 il laboratorio di virologia dell’università di Padova ne ha scoperto un nuovo ceppo mutato di cui ha sequenziato completamente il genoma, isolandolo da un donatore di sangue non affetto dalla patologia. Il virus viene trasmesso all’uomo dalla puntura delle zanzare ma anche uccelli, migratori o domestici, permettono lo spostamento del virus dall’Africa alle zone temperate. Le zanzare pungono gli uccelli migratori e asportano così sangue infetto, infettando se stesse e ogni altro animale, uomo compreso.

I consigli dell’Oms – I consigli dell’Organizzazione mondiale della Sanità per difendersi dalle zanzare, e quindi dal virus, sono riassunti in ‘quattro d’: ‘dusk’ (tramonto), ossia il momento della giornata in cui l’attività delle zanzare è maggiore, il peggiore per stare all’aperto in aree dove ci sono molte zanzare; ‘dress’ (vestiti), a indicare che bisogna vestirsi con maniche lunghe e abiti colorati, ‘Deet’, ovvero ‘dietiltluamide’, uno degli insetticidi più efficaci; ‘drainage’ (svuotamento), che ricorda di evitare l’accumulo d’acqua in vasi, piscine o altri contenitori, che diventano un nido perfetto per le zanzare.

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PHM

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