Set 4, 2018
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Libia, ripresi gli scontri: ‘Almeno 50 morti’ Alle 17 vertice Conte-Salvini-Moavero Site: “Rischio terrorismo per l’Europa”

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Sono almeno 50 le vittime degli scontri tra gruppi rivali che da giorni imperversano a Tripoli. A fornire i dati è stato il ministero della Sanità, spiegando che ai morti si aggiungono anche almeno 138 feriti. Tra le vittime figurano almeno 25 civili, secondo la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia. Dopo una pausa di qualche ora, i combattimenti sono ricominciati a fine mattinata a sud della capitale, poco prima dell’inizio dell’attesa riunione sotto l’egida Onu alla quale sono state invitate “tutte le parti interessate”, le milizie protagoniste degli scontri, per un “dialogo urgente sulla situazione della sicurezza”. Una portavoce della missione, Sausan Ghosheh, ha confermato che la riunione si terrà oggi, senza fornire altri dettagli sui partecipanti o il luogo.
Gli scontri “sono ripresi in zone della via dell’aeroporto” di Mitiga e “le ambulanze non sono riuscite a recarvisi malgrado le richieste di aiuto degli abitanti”, scrive il sito Al Wasat citando il portavoce de..

Ypsilon Black

Sono almeno 50 le vittime degli scontri tra gruppi rivali che da giorni imperversano a Tripoli. A fornire i dati è stato il ministero della Sanità, spiegando che ai morti si aggiungono anche almeno 138 feriti. Tra le vittime figurano almeno 25 civili, secondo la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia. Dopo una pausa di qualche ora, i combattimenti sono ricominciati a fine mattinata a sud della capitale, poco prima dell’inizio dell’attesa riunione sotto l’egida Onu alla quale sono state invitate “tutte le parti interessate”, le milizie protagoniste degli scontri, per un “dialogo urgente sulla situazione della sicurezza”. Una portavoce della missione, Sausan Ghosheh, ha confermato che la riunione si terrà oggi, senza fornire altri dettagli sui partecipanti o il luogo.

Gli scontri “sono ripresi in zone della via dell’aeroporto” di Mitiga e “le ambulanze non sono riuscite a recarvisi malgrado le richieste di aiuto degli abitanti”, scrive il sito Al Wasat citando il portavoce della Protezione civile libica, Osama Ali. Il portavoce ha precisato che gli scontri avvengono in un’area (Khelet ben aoun) circa 17 chilometri in linea d’aria a sud di Piazza dei Martiri, il centro di Tripoli, situato sul mare.

Nei scontri si fronteggiano gruppi armati venuti da Tarhouna e Misurata, nell’ovest, e gruppi di Tripoli teoricamente sotto l’autorità del Gna. Dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011, Tripoli è sotto il controllo di milizie in cerca di denaro e potere, impegnate in una lotta feroce per il dominio della capitale. I combattimenti hanno costretto a spostarsi precisamente 1.825 famiglie, che si sono rifugiate in città vicine o in quartieri più sicuri nella capitale stessa, secondo i dati forniti dal ministero degli Affari degli sfollati che dipende dal governo di unità nazionale.

Un incendio sarebbe scoppiato presso la sede dell’ambasciata Usa a Tripoli, che si trova sulla via per l’aeroporto, riporta ancora Al Wasat. Testimoni oculari hanno riferito ad Ali di un incendio presso la sede dell’ambasciata. Il portavoce ha aggiunto che la Protezione civile non è riuscita a raggiungere l’area a causa del fuoco intenso. La notizia è stata confermata dalla National Safety Authority libica, che ha fatto sapere che i camion dei pompieri si sono diretti sul posto per domare le fiamme, la cui origine è ancora ignota.

Su questa sponda del Mediterraneo il Paese per il quale un fallimento del governo Sarraj e una conseguente implosione della Libia avrebbero le conseguenze più immediate è l’Italia. “Il Parlamento europeo deve far sentire la sua voce sulla crisi nella prossima plenaria – scrive in un tweet il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani – solo agendo uniti possiamo lavorare per la pace e la stabilità. Gli Stati Membri devono smettere di promuovere le proprie agende nazionali, danneggiando tutti i cittadini europei”. Un invito che ricorda le accuse mosse lunedì da diversi esponenti delle istituzioni italiane, da Matteo Salvini a Roberto Fico, all’indirizzo della Francia, sponsor politico del generale Khalifa Haftar, capo dell’esercito di Tobruk cui sono legate alcune delle milizie che hanno attaccato Tripoli.

“Gli Stati membri dell’Ue hanno una posizione unita sulla Libia”, ha affermato in mattinata una portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, ad una domanda sulle accuse dell’Italia alla Francia. Ieri l’Alto rappresentante Federica Mogherini ha parlato con l’inviato speciale dell’Onu Ghassan Salamé al quale ha assicurato “il pieno sostegno da parte dell’Ue” per trovare “una soluzione a lungo termine” attraverso “un processo politico”, ha poi spiegato il portavoce alla domanda come l’Ue intenda agire.

Alle 17 a Palazzo Chigi è in calendario un vertice di governo guidato dal premier Giuseppe Conte sul tema dei migranti e non è escluso che durante l’incontro venga affrontata anche la difficile situazione in Libia. Tra le preoccupazioni dell’esecutivo anche i dati sui flussi petroliferi. Stando agli ultimi dati disponibili dell’Unione petrolifera, nei mesi di giugno e luglio è crollata l’importazione di greggio dal Paese nordafricano: a giugno l’import è stato pari a 292mila tonnellate, meno della metà delle 709mila tonnellate del mese precedente. A luglio la discesa è proseguita, con 181mila tonnellate. Bisognerà invece aspettare ancora per avere i dati di agosto.

Guardando all’incidenza sul totale dell’import, la Libia è passata dal 16,7% registrato ad aprile al 3,2% di luglio. Molto lontani sono poi i picchi dell’epoca di Gheddafi: nel 2008 l’incidenza sul totale arrivò a sfiorare il 30%, pari a oltre 24mila tonnellate. Proprio nel mese di giugno alcuni terminal petroliferi strategici erano stati conquistati dalla milizia anti-Haftar e poi riconquistati dal generale, che però ne aveva restituito il controllo alla compagnia petrolifera nazionale (Noc) solo a luglio inoltrato, consentendo così la ripresa delle esportazioni. In quei mesi a sostituire il greggio libico sono stati soprattutto Azerbaijan e, in minima parte, Algeria.

Sotto la lente d’ingrandimento anche il rischio terrorismo. “La Libia è senza dubbio il nuovo pericolo per l’Europa”. Così Rita Katz – direttrice del Site, il gruppo che monitora il radicalismo islamico sul web – ha risposto a una domanda dell’ANSA sulla situazione attuale nel Paese nordafricano. “L’anno scorso – ha detto – l’Isis non esisteva più in Libia, aveva zero operazioni suicide. Quest’anno ce ne sono già state una dozzina in tutta il Paese”. Katz ha aggiunto che “alcuni dei combattenti di Iraq e Siria sono stati in grado di tornare”.

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