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Ago 24, 2018
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Ponte Morandi, via due commissari. Brencich: “Mi dimetto per opportunità”. Ma Ferrazza: “Nessuna comunicazione”

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Salta il capo degli ispettori della commissione ministeriale sul crollo del ponte Morandi di Genova. Come anticipato dal fattoquotidiano.it il ministro Danilo Toninelli ha revocato dall’incarico di presidente all’architetto Roberto Ferrazza. “Secondo ragioni di opportunità in relazione a tutte le istituzioni coinvolte in questa vicenda”, spiega in una nota il dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ma lascia l’organismo anche il professor Antonio Brencich, che ha rassegnato le sue dimissioni dalla commissione nella serata di giovedì.
Ferrazza: “Nessuna comunicazione. Brencich: “Ormai è questione politica” – “La mia decisione di dimettermi coincide con una ragione di opportunità. Lo volevo fare già quattro giorni fa. Su questa vicenda si è alzata una questione politica, con la quale non ho nulla a che fare. Quindi, per ragioni di serietà, mi sono dimesso”, ha detto Brencich commentando il suo passo indietro. Molto diversa, invece, la reazione di Ferrazza. “Anch’io vorrei cercar..

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Salta il capo degli ispettori della commissione ministeriale sul crollo del ponte Morandi di Genova. Come anticipato dal fattoquotidiano.it il ministro Danilo Toninelli ha revocato dall’incarico di presidente all’architetto Roberto Ferrazza. “Secondo ragioni di opportunità in relazione a tutte le istituzioni coinvolte in questa vicenda”, spiega in una nota il dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ma lascia l’organismo anche il professor Antonio Brencich, che ha rassegnato le sue dimissioni dalla commissione nella serata di giovedì.

Ferrazza: “Nessuna comunicazione. Brencich: “Ormai è questione politica” – “La mia decisione di dimettermi coincide con una ragione di opportunità. Lo volevo fare già quattro giorni fa. Su questa vicenda si è alzata una questione politica, con la quale non ho nulla a che fare. Quindi, per ragioni di serietà, mi sono dimesso”, ha detto Brencich commentando il suo passo indietro. Molto diversa, invece, la reazione di Ferrazza. “Anch’io vorrei cercare di capire. Ma prima di parlare dovrei ricevere una comunicazione del ministero, cosa che ancora non c’è stata”, ha detto spiegando che oggi parteciperò a una riunione in prefettura “con una disposizione d’animo aperta e serena sia pure con un ruolo che è messo in discussione se non revocato“.

L’omba del conflitto d’interesse – Su entrambi si era allungata l’ombra del conflitto d’interesse per aver già incrociato ufficialmente la storia del viadotto Polcevera o di chi lo gestiva. Dopo che la relazione dello scorso primo febbraio sul progetto di ristrutturazione presentato da Autostrade, firmata anche da Ferrazza e Brencich, è stata acquisita dalla procura di Genova nell’ambito dell’indagine penale, da diverse parti si era sollevata la richiesta di una decisione forte da parte delle Infrastrutture e Trasporti. “Stiamo valutando l’eventuale sostituzione di uno, due membri”, aveva spiegato lo staff del ministro Toninelli nei giorni scorsi a Ilfattoquotidiano.it. Ferrazza decretò la bontà del progetto di Autostrade per la ristrutturazione del viadotto da Provveditore alle opere pubbliche. Brencich era uno dei membri della comitato tecnico amministrativo presieduto dal primo e pure lui diede il via libera, anche se lo scorso 1° febbraio sottolineò che i metodi usati dalla concessionaria per indagare lo stato del degrado del pilone 9 rischiavano di “sottostimare” l’usura.

Il motivo – Tutto nasce quindi dal parere che il Provveditorato alle opere pubbliche dello stesso ministero ha dato nel febbraio scorso sul progetto di Autostrade riguardo alla ristrutturazione dei piloni 9 (quello crollato) e 10. Un documento – su cui si sta concentrando l’attenzione dei pm – firmato appunto anche da Ferrazza e Brencich. A rivelare che nel febbraio scorso l’architetto Ferrazza guidò un vertice tra il ministero dei Trasporti e la società concessionaria Autostrade per l’Italia che produsse un report sullo stato di corrosione degli stralli era stato L’Espresso. Nel verbale della riunione con cui il Provveditorato rilasciò il parere obbligatorio sul progetto di ristrutturazione, pubblicato dal settimanale, si legge che l’area totale degli stralli si era ridotta “dal 10 al 20%“.

Tra le firme che campeggiano in calce al documento ci sono quelle del provveditore, l’architetto Ferrazza appunto, e quella del consulente esterno Brencich, docente dell’università di Genova che già nel 2016 (e in diverse interviste concesse negli ultimi giorni) denunciò le problematiche del viadotto. Il verbale certifica che i controlli effettuati attraverso al tecnica della riflettometria hanno misurato che i cavi dei tiranti risultano consumati dalla corrosione (problematica di cui lo stesso Morandi era consapevole almeno dal 1979) fino al 20% della loro area totale. “Sulla base delle indagini svolte la società progettista ha cautelativamente stimato un grado di ammaloramento medio oscillante dal dieci al venti per cento”, si legge nel testo pubblicato da L’Espresso.

Mortellaro aggiunto all’organico – Contestualmente alle dimissione di Brencich, il Mit ha annunciato che sarà a breve aggiunto all’organico della commissione ispettiva Alfredo Principio Mortellaro. Dirigente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Mortellaro – spiega la nota – rappresenta una figura professionale di altissimo livello e con una esperienza trentennale alle spalle. Peraltro, nell’ambito dei molteplici compiti istituzionali, ha anche lavorato al collaudo di opere come il Terzo Valico. Il Ministero, si legge nella nota, ringrazia Brencich “per il lavoro fin qui svolto e per il gesto che mostra grande professionalità e sensibilità istituzionale”.

Solo ieri, giovedì, l’architetto Ferrazza aveva detto all’Ansa di non avere “nulla da rimproverarmi” e di non vedere “un conflitto d’interesse”. Sul tema delle competenze e sul perché il ponte non sia stato chiuso aveva spiegato: “Non mi piace ragionare in questo modo: chi vede una persona in pericolo, non sta a domandarsi se deve chiamare il 112, lo chiama. Il punto è un altro. Noi non abbiamo avuto segnali. E soprattutto: non abbiamo esaminato il malato, ma la cura. Fuor di metafora: non abbiamo esaminato il ponte, ma il progetto esecutivo per ripararlo. Dalla documentazione era chiaro che ci fosse un ammaloramento del 10-20%, il che però significa anche che l’80% dell’armatura era integra”.

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