Ago 6, 2018
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‘Attacchi troll’ a Mattarella, pm Roma indagano per attentato alla libertà del presidente: ‘Account creato su snodo Milano’

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In Italia e in particolare sullo “snodo dati” di Milano. È qui che sarebbe stato creato il primo profilo twitter autore di attacchi contro Sergio Mattarella la notte in cui Giuseppe Conte rimise il mandato da presidente del consiglio incaricato. È una delle ipotesi sul tavolo della procura di Roma che ha aperto un fascicolo per attentato alla libertà del presidente della Repubblica e offesa all’onore e al prestigio del capo dello Stato. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Racanelli e dal pm Eugenio Albamonte del poll che si occupa di reati informatici e antiterrorismo, è nata su input dell’informativa della polizia postale. L’inchiesta ipotizza anche il reato di sostituzione di persona in relazione agli oltre 400 profili twitter, tutti riconducibili ad un’unica origine, comparsi sui social network la notte tra il 27 e il 28 maggio scorso. Da quei profili partirono migliaia di messaggi di insulti e inviti alle dimissioni nei confronti del presidente della Repubblica…

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In Italia e in particolare sullo “snodo dati” di Milano. È qui che sarebbe stato creato il primo profilo twitter autore di attacchi contro Sergio Mattarella la notte in cui Giuseppe Conte rimise il mandato da presidente del consiglio incaricato. È una delle ipotesi sul tavolo della procura di Roma che ha aperto un fascicolo per attentato alla libertà del presidente della Repubblica e offesa all’onore e al prestigio del capo dello Stato. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Racanelli e dal pm Eugenio Albamonte del poll che si occupa di reati informatici e antiterrorismo, è nata su input dell’informativa della polizia postale. L’inchiesta ipotizza anche il reato di sostituzione di persona in relazione agli oltre 400 profili twitter, tutti riconducibili ad un’unica origine, comparsi sui social network la notte tra il 27 e il 28 maggio scorso. Da quei profili partirono migliaia di messaggi di insulti e inviti alle dimissioni nei confronti del presidente della Repubblica.

Secondo il Corriere della Sera alcuni di quei profili twitter sono ancora attivi: continuano a “monitorare” il dibattito politico e utilizzano lo stesso hashtag #mattarelladimettiti, “battezzato” la notte in cui il capo dello Stato si rifiutò di nominare Paolo Savona ministro dell’Economia. Della vicenda ha parlato in giornata il direttore del Dis, Alessandro Pansa, nella sua audizione davanti al Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti. L’intervento di Pansa era programmato da settimane e doveva riguardare l’immigrazione, il terrorismo internazionale e possibili interferenze estere sull’economia italiana. Tre giorni fa, però, nell’ordine del giorno è stato inserito il capitolo legato ai troll.

Sempre secondo il quotidiano di via Solferino, Pansa avrebbe consegnato al Copasir un dossier per ricostruire quanto accaduto la notte tra il 27 e 28 maggio. Un rapporto in cui si sottolinea come i tweet contro Mattarella non abbiano niente a che fare con il Russiagate, cioè i troll utilizzati da Mosca per influenzare la campagna elettorale americana in favore di Donad Trump, come era stato ipotizzato in un primo momento. In questo senso la prima traccia trovata dagli investigatori collega la nascita del primo accounto allo “snodo dati” di Milano.

Per creare altri 150 account, invece, sarebbe stati utilizzati server stranieri: in Estonia o in Israele. L’ ipotesi più probabile è che siano stati creati utilizzando Tor, cioè il sistema di comunicazione anonima che consente di navigare sul Deep Web. “Nell’ambito delle sezioni specializzate, se non si tratta di fatti riconducibili ad organizzazioni criminali mafiose, quella sul terrorismo è la più idonea, per esperienza e professionalità, a verificare come siano nati e per quali obiettivi dei messaggi intimidatori nei confronti delle istituzioni italiane. È una materia molto delicata, e lo diventa ancora di più se vittima di queste attività in Rete è il capo dello Stato, uno dei massimi organi costituzionali della nostra Repubblica”, ha detto in un’intervista al Mattino, Federico Cafiero de Raho. “Ritengo- continua il procuratore nazionale antimafia – ma i colleghi della Procura di Roma hanno massima autonomia spettando a noi solo compiti di coordinamento nelle indagini tra gli uffici requirenti specializzati, che la finalità principale dell’inchiesta sia accertare l’esistenza stabile di un’eventuale struttura specializzata a colpire e alterare la nostra vita istituzionale dall’esterno. Se, insomma, prima di quest’episodio la struttura individuata abbia operato in attività simili a quest’ultima, in grado di alterare la normale vita democratica del nostro Paese”.

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