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Lug 16, 2018
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Volevo fare un tuffo nel mare di Pozzallo, ma i migranti me l’hanno rovinato

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Volevo fare un tuffo nel mare di Pozzallo. Per un giorno o un’ora appena, sciogliere in acqua le fatiche qualunque. Il cuore a galla, l’odore del sole che solleva il sale.
Volevo fare un tuffo nel mare di Pozzallo e godere l’umanità grande della mia Sicilia, la vita formicolare, le pance canute degli uomini e i bambini con le ginocchia impantanate.
Volevo e avrei voluto, lo avrei voluto molto. Ma per un attimo svagato ho alzato la testa. Maledetto a me: guardando oltre la battigia ho lasciato che il mondo mi distraesse.
Un punto nero, una macchia, un buco.
Un tarlo, che dall’orizzonte mi è entrato dentro col pensiero del suo carico. La sagoma buia di 450 migranti a dondolare nell’attesa torrida e io lì, vicinissimo e distante. Qualche metro di mare appena a custodire il mio universo, che se lo toccano loro si rovina.
Inchiodati al cielo mi si piantano in testa. La colpa è mia, che li ho guardati. Chi sono? Cosa vogliono? E perché proprio qui, a scalfire la linea perfetta del mio m..

Volevo fare un tuffo nel mare di Pozzallo. Per un giorno o un’ora appena, sciogliere in acqua le fatiche qualunque. Il cuore a galla, l’odore del sole che solleva il sale.

Volevo fare un tuffo nel mare di Pozzallo e godere l’umanità grande della mia Sicilia, la vita formicolare, le pance canute degli uomini e i bambini con le ginocchia impantanate.

Volevo e avrei voluto, lo avrei voluto molto. Ma per un attimo svagato ho alzato la testa. Maledetto a me: guardando oltre la battigia ho lasciato che il mondo mi distraesse.

Un punto nero, una macchia, un buco.

Un tarlo, che dall’orizzonte mi è entrato dentro col pensiero del suo carico. La sagoma buia di 450 migranti a dondolare nell’attesa torrida e io lì, vicinissimo e distante. Qualche metro di mare appena a custodire il mio universo, che se lo toccano loro si rovina.

Inchiodati al cielo mi si piantano in testa. La colpa è mia, che li ho guardati. Chi sono? Cosa vogliono? E perché proprio qui, a scalfire la linea perfetta del mio mare! Senza di loro, che vista e che tuffi. Tutto ciò che avrei voluto oggi, qui; non fosse stato per il loro fastidio. Era il mio miglior giorno libero.

Volevo fare un tuffo nel mare di Pozzallo e invece mi pianto sulla sabbia abbacinante e sto. La mano sulla fronte, a pararmi gli occhi da un sole che ora mi è d’impiccio. Non li aspettavo, eppure adesso aspetto anch’io, non so cosa. I telefonini dicono che sbarcano 43 donne e 14 bambini, che il governo è soddisfatto. Che abbiamo vinto noi.

Però c’è come un’inquietudine a galleggiare ancora. Così, stupido, mi immedesimo su quella stiva di ruggine. Immagino la musica che dalla riva si increspa fin qui, i silenzi bollenti, la rassegnazione, l’umiliazione dell’indesiderato, le ginocchia rannicchiate, i bambini spaventati, il vento di notte, il nulla attorno, il sudore, la sete, il vuoto nel petto, la fame ossessiva.

Volevo fare un tuffo nel mare di Pozzallo e invece siedo, consapevole per la prima volta davvero – lo guardo, ce l’ho davanti! – che il mondo non finisce fin dove si tocca

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