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Lug 25, 2018
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Inchiesta Consip, Paolo Ielo: “Gianpaolo Scafarto voleva perquisire Tiziano Renzi alle cinque del mattino”

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Arriva un altro tassello nell’inchiesta Consip, con la testimonianza del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo: “L’allora capitano del Noe Gianpaolo Scafarto intendeva eseguire una perquisizione nei confronti di Tiziano Renzi e voleva farlo alle cinque del mattino“. Parole che pesano, all’indomani delle scuse rivolte “ai Renzi” per gli “errori non voluti” , visto che Ielo assieme al collega Mario Palazzi ha indagato Scafarto, quando l’inchiesta Consip è stata trasferita per competenza da Napoli a Roma, contestandogli una serie di reati dal falso alla rivelazione del segreto d’ufficio. Indagine che ancora non è stata chiusa, in attesa che la Cassazione depositi le motivazioni con cui ha avvallato la decisione del tribunale del riesame che ha annullato l’interdizione dai pubblici uffici di un anno per Scarfato.
Ielo è stato ascoltato come testimone nel procedimento davanti alla Sezione disciplinare del Csm a carico dei pm di Napoli Henry John Woodcock e Celestina Carrano. I titolari o..

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Arriva un altro tassello nell’inchiesta Consip, con la testimonianza del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo: “L’allora capitano del Noe Gianpaolo Scafarto intendeva eseguire una perquisizione nei confronti di Tiziano Renzi e voleva farlo alle cinque del mattino“. Parole che pesano, all’indomani delle scuse rivolte “ai Renzi” per gli “errori non voluti” , visto che Ielo assieme al collega Mario Palazzi ha indagato Scafarto, quando l’inchiesta Consip è stata trasferita per competenza da Napoli a Roma, contestandogli una serie di reati dal falso alla rivelazione del segreto d’ufficio. Indagine che ancora non è stata chiusa, in attesa che la Cassazione depositi le motivazioni con cui ha avvallato la decisione del tribunale del riesame che ha annullato l’interdizione dai pubblici uffici di un anno per Scarfato.

Ielo è stato ascoltato come testimone nel procedimento davanti alla Sezione disciplinare del Csm a carico dei pm di Napoli Henry John Woodcock e Celestina Carrano. I titolari originari dell’inchiesta Consip sono accusati di aver leso i diritti di difesa di Filippo Vannoni – ex consigliere di Palazzo Chigi – per averlo interrogato senza avvocato come persona informata sui fatti, nonostante il suo nome fosse stato fatto dall’ex ad Consip Luigi Marroni – assieme a quelli di Luca Lotti e Tullio Del Sette. Marroni parlò con i pm napoletani il 20 dicembre del 2016 e Woodcock, in vista della trasmissione degli atti per competenza alla procura di Roma, cercò di informare subito Ielo: ci riuscì solo in tarda serata quando il pm romano lo raggiunse nella sede del Noe, dopo essersi consultato con il capo della procura Giuseppe Pignatone. Lì c’erano anche Carrano e Scafarto ed è in quell’occasione che quest’ultimo parlò della sua intenzione di perquisire il padre dell’allora premier, legata a una intercettazione che risaliva a tre mesi prima.

Ielo sostiene che sconsigliò l’iniziativa dell’allora capitano del Noe, “è un atto che espone moltissimo e ha una probabilità molto bassa di portare a casa un risultato. E Woodcock fu assolutamente d’accordo sull’inopportunità di questa perquisizione”. Il procuratore aggiunto di Roma sostiene anche che, quando ci fu il trasferimento da Napoli a Roma dell’inchiesta, tra le procure ci fu una “buona collaborazione“. La prossima udienza è fissata per il sei settembre e la sentenza potrebbe essere emessa l’11, salvo rinvii.

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