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Lug 30, 2018
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Caccia al nero, 11 casi in 50 giorni. Salvini non può liquidare il razzismo con una battuta di quarta categoria

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In un momento in cui viene sottovalutata l’ondata di violenza razzista, licenziata dal ministro Salvini con una battuta di quarta categoria. Proprio oggi, in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, è venuto il momento di diffondere e difendere la verità contro chi semina odio e crea Fake News ad arte per giustificare e fomentare questa violenza razzista e xenofoba. Che trova origine solo dalle bugie come quella su Josefa, inventate e condivise dai professionisti dell’odio.
Undici casi in 50 giorni, e ho voluto citare solo i più eclatanti, senza contare le decine di violenze subite in silenzio da uomini, donne e bambini e mai denunciate. E chi è il mandante di tutto questo? Probabilmente lo stesso ministro che tenta di minimizzare. E per il quale sarà il caso di organizzare una mobilitazione nazionale quanto prima possibile.
Intanto diffondiamo quanto più possibile questo elenco dei casi di razzismo e violenza inventati dalla “sinistra”:
1. Caserta, 11 giu..

In un momento in cui viene sottovalutata l’ondata di violenza razzista, licenziata dal ministro Salvini con una battuta di quarta categoria. Proprio oggi, in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, è venuto il momento di diffondere e difendere la verità contro chi semina odio e crea Fake News ad arte per giustificare e fomentare questa violenza razzista e xenofoba. Che trova origine solo dalle bugie come quella su Josefa, inventate e condivise dai professionisti dell’odio.

Undici casi in 50 giorni, e ho voluto citare solo i più eclatanti, senza contare le decine di violenze subite in silenzio da uomini, donne e bambini e mai denunciate. E chi è il mandante di tutto questo? Probabilmente lo stesso ministro che tenta di minimizzare. E per il quale sarà il caso di organizzare una mobilitazione nazionale quanto prima possibile.

Intanto diffondiamo quanto più possibile questo elenco dei casi di razzismo e violenza inventati dalla “sinistra”:

1. Caserta, 11 giugno

Daby e Sekou, due ragazzi del Mali sono ospiti di una struttura Sprar del Comune. Quella sera, tardi, senza nessun motivo vengono investiti da una raffica di colpi di pistola ad aria compressa sparati da una Panda nera. Daby viene ferito all’addome. In questura racconta che i tre aggressori inneggiavano a Matteo Salvini.

2. Napoli, 20 giugno

Konate Bouyagui, è uno chef del Mali di 22 anni, da quattro in Italia con regolare permesso di soggiorno, viene colpito alla pancia da un piombino mentre torna a casa. A sparare due ragazzi a bordo di una macchina. Dopo l’aggressione, il giovane chef dichiara: “Questi episodi sono collegati alla campagna elettorale del governo. Uno che ti spara con un proiettile finto può anche decidere poi di usarne uno vero e ti uccide… Salvini smetta di lanciare messaggi d’odio”.

3. Forlì, 2 luglio

Una giovane donna nigeriana, sposata con un italiano, viene ferita a un piede da un colpo sparato da una pistola ad aria compressa da due giovani in scooter.

4. Forlì, 5 luglio

Un ivoriano di 33 anni viene colpito alla pancia con una pistola da softair mentre si muove in bicicletta.

5. Latina, 12 luglio

Due nigeriani di 26 e 19 anni che aspettano l’autobus a Latina Scalo, vengono colpiti con vari colpi esplosi da una pistola ad aria compressa, responsabili due individui a bordo di un’auto scura. Solidarietà da parte del sindaco Damiano Coletta “Sembra chiara la matrice discriminatoria”, commenta.

6. Roma, 17 luglio

Una bambina di etnia rom di 13 mesi in braccio alla madre viene colpita alla schiena da un piombino mentre si trova per strada. Ricoverata all’ospedale Bambin Gesù, le sue condizioni restano gravi per il rischio di danni alla colonna vertebrale. Chi ha sparato è un ex dipendente del Senato che, dice, “volevo provare l’arma”. Spara dal suo terrazzo al settimo piano di una palazzina in zona Cinecittà. Il pistolero dirà di non aver mirato a nessuno in particolare, e di non essersi accorto che il colpo era andato a segno.

7. Vicenza, 26 luglio

Un operaio 33enne di origine capoverdiana, dipendente di una ditta di impianti elettrici, viene colpito alla schiena mentre è al lavoro su una pedana mobile a 7 metri di altezza. A sparare è stato un 40enne del luogo, individuato dai carabinieri che sono risaliti al punto dello sparo. L’uomo spiega ai carabinieri di aver sbagliato mira mentre tentava di prendere un piccione.

8. Palermo, 28 luglio

Un 19enne senegalese richiedente asilo, che lavora come cameriere in un bar di piazza Caterina, a Partinico (Pa), è stato aggredito da un gruppo di ragazzi che gli hanno procurato ferite al labbro e alle orecchie. Gli assalitori avrebbero gridato vari insulti razzisti, invitandolo a “tornare a casa tua”. Per l’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi: è “un atto razzista e xenofobo” .

9. Aprilia, 29 luglio

Lo credono un ladro: immigrato inseguito e pestato a morte. Un 43enne marocchino è morto la notte scorsa ad Aprilia (Latina) dopo un inseguimento in auto, andata a sbattere contro un muretto. La caccia a un uomo, presunto ladro, è sfuggita di mano la notte scorsa ad Aprilia, nel nord della provincia di Latina, e i giustizieri della porta accanto si sono all’improvviso trasformati in assassini. Ne sembrano convinti i carabinieri, che dopo alcune indagini hanno denunciato due uomini di 40 anni, del posto, ipotizzando l’omicidio preterintenzionale.

10. Catania 29 luglio

Quattro persone immigrate lasciate a terra dal bus per Taormina. Non basta avere acquistato il biglietto per salire sul pullman. Questo hanno pensato le quattro persone di origine africana che stamattina sarebbero volute andare da Catania a Taormina e invece sono rimaste alla stazione Interbus di Catania. “Stavo per prendere l’autobus per Marzamemi – racconta Franca Scardilli – quando ho assistito a questa scena. L’autista ha chiuso le bussole e se n’è andato lasciando a terra quel gruppo di persone. E’ intervenuto un impiegato della stessa azienda che ha cercato di calmare quelle persone, persone tra l’altro che parlano perfettamente l’italiano. Hanno detto che vogliono sporgere denuncia e io naturalmente sono pronta a testimoniare”.

11. Moncalieri, 30 luglio

L’ultima in ordine di tempo – ancora da verificare l’aggravante razziale – è l’aggressione subita da Daisy Osakue, atleta della nazionale di Atletica leggera, detentrice del record italiano under 23 di lancio del disco, nata a Torino da genitori nigeriani è stata ferita ieri a Moncalieri quando da un furgoncino di passaggio è iniziato un lancio di uova contro il gruppo delle sue amiche. Un episodio che potrebbe nascondere motivazioni razziste. La notizia è stata diffusa da Enrico Mentana sui social network con un post nel quale si vede il volto di Daisy in lacrime e con un occhio pesto. Daisy è stata colpita a un occhio ed ha riportato una lesione delle cornea che potrebbe compromettere la sua partecipazione ai prossimi europei.

Una striscia di violenza e razzismo che quest’anno si è evoluta dal primo caso quello di Macerata, lo scorso 3 febbraio. Quando Luca Traini semina il terrore in città, sparando all’impazzata verso degli stranieri, ferendone sei. Traini, che nel 2017 fu candidato dalla Lega,rintracciato dalle Forze dell’ordine si fa trovare avvolto nel tricolore, facendo il saluto romano.

Il 4 marzo è invece stato ucciso a Firenze il senegalese Idy Diene, preso da colpi di pistola su Ponte Vespucci da Roberto Pirrone, pensionato 65enne. Pirrone ha rivolto i colpi della sua arma contro il migrante che passava vicino a lui in quel momento.

La sera del 2 giugno, infine, è stato ucciso Soumayla Sacko. L’omicidio è avvenuto tra Nicotera e Rosarno. La vittima era un attivista del sindacato Usb. Viveva nella tendopoli di San Fernando e aveva deciso di aiutare due connazionali a raccogliere in una fornace abbandonata alcune lamiere per le loro baracche quando è stato ammazzato con un colpo alla testa stava aiutando alcuni connazionali a prendere delle lamiere da una fabbrica in disuso. Soumayla nell’Italia che si è scoperta razzista è diventato un simbolo dei diritti dei lavoratori invisibili.

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