Mag 26, 2018
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Eleonora Bordonaro e il fascino della musica popolare: ecco il suo ‘Cuttuni e lamè. Trame streuse di una canta storie’

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Ci sono dischi di musica popolare che, prima di ogni altra cosa, ribadiscono come la musica popolare non si estinguerà mai. Così è per per “Cuttuni e lamè. Trame streuse di una canta storie”, il disco di debutto di Eleonora Bordonaro uscito lo scorso ottobre per Finisterre / Felmay e oggi rilanciato da Macramè. Un debutto certo, ma soprattutto il punto di arrivo e ripartenza di un percorso dalle innumerevoli esperienze e collaborazioni (Ambrogio Sparagna, Peppe Servillo, Michele Lobaccaro dei Radiodervish, Patrizio Trampetti).
Un tragitto che negli anni ha racchiuso dentro la voce straordinaria e poliedrica della Bordonaro (“Mi accendo quando canto, sento tutto e sono salva” canta in “Vuci”) la ricerca sulle musiche e i testi antichi e la selezione su quelli contemporanei. Tredici le canzoni dell’album, tredici brani carnali, lavici e marini. Un lavoro che riporta il mondo dei cantastorie fra brani della tradizione e canzoni autografe scritte in un siciliano raffinato e rappresentativ..

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Ci sono dischi di musica popolare che, prima di ogni altra cosa, ribadiscono come la musica popolare non si estinguerà mai. Così è per per “Cuttuni e lamè. Trame streuse di una canta storie”, il disco di debutto di Eleonora Bordonaro uscito lo scorso ottobre per Finisterre / Felmay e oggi rilanciato da Macramè. Un debutto certo, ma soprattutto il punto di arrivo e ripartenza di un percorso dalle innumerevoli esperienze e collaborazioni (Ambrogio Sparagna, Peppe Servillo, Michele Lobaccaro dei Radiodervish, Patrizio Trampetti).

Un tragitto che negli anni ha racchiuso dentro la voce straordinaria e poliedrica della Bordonaro (“Mi accendo quando canto, sento tutto e sono salva” canta in “Vuci”) la ricerca sulle musiche e i testi antichi e la selezione su quelli contemporanei. Tredici le canzoni dell’album, tredici brani carnali, lavici e marini. Un lavoro che riporta il mondo dei cantastorie fra brani della tradizione e canzoni autografe scritte in un siciliano raffinato e rappresentativo, recuperando in un episodio anche il Gallo-Italico di San Fratello, lingua misteriosissima portata dai Normanni sull’Isola con la sua mistura di dialetti del nord Italia, francese e lingua siciliana, patrimonio di pochissimi custodi gelosi e orgogliosi.

L’insieme dell’album è omogeneo e riconoscibile, non manca il fascino ipnotico di pezzi solo marranzano e voce, ma anche episodi che richiamano in modo deciso il manouche, il blues e il tango. Infine, il filo conduttore è uno sguardo curioso e divertito sulle donne, che come in un’inquadratura cinematografica passa da un campo lungo ad una soggettiva, da generale si fa sempre più intimo, vicino, personale, abbracciando pure l’intensità della passione amorosa e una spiritualità contadina, umana e simbolica.

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